Gli ottimisti muoiono prima

Gli ottimisti muoiono prima
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Petula de Wilde, sedici anni per centottanta centimetri di altezza, indossa sempre un cappello a forma di gatto, ha talento per il fai da te, una mamma gattara e una sola, incrollabile certezza: gli ottimisti muoiono prima. Già, perché credono che le cose andranno bene, sempre come previsto. Non perdono tempo a preoccuparsi o a prendere precauzioni. I pessimisti come Petula, cinica e catastrofista fino al midollo, si aspettano sempre il peggio e per questo hanno più probabilità di sopravvivere. Perciò porta sempre con sé fischietto antistupro e chiavi appuntite tra le nocche, giubbotto catarifrangente e gel sanificante, non mangia cibo contaminato da mani altrui, non attraversa cantieri, non usa l’ascensore. Se si è abbastanza accorti non si avranno incidenti. Petula ne è convinta, così come è convinta che se non fosse stato per una stupida disattenzione la tragedia che ha mandato in pezzi la sua vita e la sua famiglia si sarebbe potuta evitare. Ha provato a superare il senso di colpa e la rabbia, prima attraverso fallimentari incontri con la psicologa della scuola, poi frequentando il corso di Arteterapia, un gruppo di “sfigati depressi” con cui vorrebbe proprio non avere nulla a che fare. È lì che incontra l’Uomo Bionico, un ragazzo altissimo di nome Jacob con una protesi meccanica al posto del braccio destro, estroverso e fastidiosamente ottimista…

Susin Nielsen, prolifica sceneggiatrice e scrittrice canadese, torna a calcare le scene della narrativa YA col suo quinto romanzo, dopo aver riscosso un buon successo e diverse nomination con i precedenti libri. Sotto una coloratissima copertina si cela una storia semplice, dalla trama forse non troppo originale, che tuttavia si lascia leggere tutta d’un fiato e che, dietro il divertito cinismo e l’apparente leggerezza delle dinamiche adolescenziali, affronta più di un argomento delicato. Le idiosincrasie di un tempo in cui, fatti di cronaca alla mano, sembra sempre più difficile sentirsi al sicuro sono incarnate da Petula, ansiosa e ossessiva, che fa del suo pessimismo cronico una bandiera e un’incrollabile difesa contro il dolore e il senso di colpa. Un personaggio in cui non poche persone, pur nell’esagerazione comica, potranno riconoscere le proprie insicurezze. Attorno a lei si muovono gradevolissimi personaggi secondari, spesso bizzarri, mai stereotipati – una menzione particolare meritano i gatti, dagli strambi nomi di ispirazione letteraria o vere e proprie webstar: per le “gattare fuori di testa” menzionate nella dedica del libro, ce n’è davvero per tutti i gusti. La penna ironica della Nielsen sa miscelare con vivacità e freschezza tutti gli ingredienti tipici del genere, strappare qualche gustosa risata e suscitare malinconica empatia, mettendo a fuoco l’assoluta imprevedibilità della vita. Arrivando a confutare, infine, il titolo stesso: gli ottimisti non (sempre) muoiono prima. Sicuramente si divertono di più. Perché sanno scorgere, al prezzo di un po’ di rischio e d’incoscienza, che la felicità non solo è possibile, ma è proprio a portata di mano.



 

 

 

 
 
 
 

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