Gli psicoatleti

Gli psicoatleti

Corre l’anno 2009 in Italia e cominciano ad organizzarsi i primi preparativi per festeggiare degnamente i primi 150 anni di storia nazionale, ma questo i dieci amici-camminatori, gli psicotatleti – appena tornati dalla Roma-Gerusalemme – non lo sanno ancora. La sola novità che il 2009 porta loro è la conoscenza di un tale Scipio Taumann, un vecchio imprenditore, sedicente ex-camminatore, che si dice essere entusiasta dalle traversate del gruppo. In particolar modo, lo affascina il nome che la compatta batteria si è data, gli psicoatleti, ma, in maniera del tutto strana, ne rivendica la paternità e come prova mostra ai camminatori la Storia della Società Nazionale di Psicoatletica, co-fondata da un suo antenato, il conte Federico Taumann. La proposta dell’imprenditore è molto semplice: inglobare i dieci sportivi all’interno della nuova società di psicoatletica, in modo da far ritornare di moda il viaggiare a piedi, e soprattutto per gettare un ponte tra gli avvenimenti passati ed il tempo presente. La batteria, non vedendo in questa proposta alcuna minaccia, accetta il tesseramento ed il loro capitano – il narratore – rilancia: dato che nel 1861 i tre fondatori avevano camminato dal Nord fino al Sud Italia per celebrare la neonata unità nazionale, perché non ripercorrere le stesse tappe l’anno seguente, in modo da celebrare degnamente il centocinquantesimo compleanno del Belpaese sotto l’egida della Società Nazionale di Psicoatletica?

Sì, in caso ve lo stesse chiedendo, la psicoatletica è qualcosa di reale – i più scettici vadano sul sito psicoatleti.org per ricredersi. La parola stessa è stata coniata dall’autore di questo romanzo, Enrico Brizzi, nel 2004, all’interno del suo blog splinder “archiviomagnetico” e da allora numerose persone si sono avvicinate a questo sport, prendendo parte a non pochi viaggi – la Via Francigena nel 2006, la Roma-Gerusalemme nel 2008, e molti altri – tra i quali spicca di certo l’Italica 150, ovvero 2191 chilometri a piedi dalla Vetta d’Italia in Alto Adige a Capo Passero in Sicilia. E proprio quest’ultima, immensa traversata è il cuore del romanzo in questione, avente come protagonisti principali i quattro amici che hanno deciso di imbarcarsi in questa impresa: il narratore, Max, Cesare ed Elvio. Gli Psicoatleti è un romanzo complesso, che comincia con un tono ironico, quasi scanzonato, e si conclude in maniera profonda e riflessiva. Questi quattro amici si trovano ad affrontare contemporaneamente due fatiche. La prima, quella esteriore e fisica, che è quella di camminare per tutti quei chilometri imbattendosi in tutte le variabili possibili ed immaginabili, problemi tecnici, litigi, incontri e via dicendo. La seconda, interiore e mentale, assume la forma di un viaggio interiore, che permette di chiamare questo romanzo un bildungsroman, all’interno del quale i protagonisti si trovano a riflettere sulle loro vite, perdendo delle certezze e questionando tutto il loro sapere, senza necessariamente trovare una risposta. Questo accade mentre il nostro amato-odiato Paese scorre, letteralmente, sotto i loro piedi, e nella descrizione di esso risiede tutta la bravura di Brizzi: avendo affrontato per davvero l’Italica 150, l’autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo riesce a cogliere da un lato tutte le contraddizioni e le differenze presenti nello Stivale, e dall’altro valorizza, tappa per tappa, un patrimonio non tangibile, ma non per questo di minore importanza: i racconti degli abitanti dei luoghi, che evocano storie, leggende e frasi popolari che raccontano come eravamo, come siamo e, magari, come saremo. In questo modo, l’Italica 150 non è percorsa solamente dai quattro psicoatleti, ma anche, e soprattutto, da ogni lettore che ne vuole conoscere i particolari.



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