Gli scheletri nell’armadio

Gli scheletri nell’armadio

Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, vedovo appassionato di misteri e nonno baby-sitter a tempo quasi pieno, ha in mente da un po’ di regalare alla sua compagna Angela un’angoliera in cui esporre la collezione di servizi da caffè – alcuni davvero di pregio – di cui la donna è particolarmente orgogliosa. Così, quando a dicembre nella casa di ringhiera vicino a via Porpora si presenta il Barzaghi, vecchio collega del Consonni proprio con l’agognata angoliera, l’Amedeo non ci pensa più di tanto, nonostante la richiesta del Barzaghi, che non vuole denaro ma una sorta di indagine, dovrebbe metterlo sull’avviso. A maggior ragione se si ricordasse quante volte la sua innocente passione per i crimini lo ha cacciato nei guai con la giustizia e soprattutto con la figlia Caterina, che gli ha addirittura impedito di vedere il nipotino. È ben vero che proprio quel giorno Caterina ha riaperto le trattative, vuoi perché si avvicina il Natale vuoi perché si è resa conto di quanto le costa la baby-sitter; quando però il Consonni scopre che il Barzaghi nella suddetta angoliera ha riposto tre scheletri che ha trovato abbattendo un muro interno della sua cascina in Brianza, ormai è troppo tardi per tirarsi indietro...

Un delizioso feuilleton in cui si muovono personaggi che presi singolarmente possiamo ricondurre al nonno un po’ maniaco del primo piano, alla signora del terzo o alla stramba coppia formata dai nostri dirimpettai, ma che visti nell’insieme diventano un caleidoscopio incontrollabile. La scrittura è scorrevole e nonostante la trama sia ricca di sottotrame si riesce a seguirla senza perdersi. I protagonisti sono degli specchi, delle istantanee. C’è la Mattei Ferri, impicciona all’ennesima potenza, falsa invalida che vive nel terrore di essere scoperta e perdere la pensione, la fidanzata del Consonni Angela Mattioli, che nasconde un segreto piuttosto corposo, l’etilista Claudio che tenta la risalita della china dopo che la moglie se n’è andata portandosi via i bambini, e non scordiamoci dei sudamericani – in numero imprecisato – che girano come satelliti attorno ai protagonisti. Non tutti i romanzi della serie firmata da Francesco Recami sono riusciti allo stesso modo, ma sicuramente questo è uno dei migliori. Certo, le vicende in cui si impegola letteralmente il Consonni a volte sono talmente assurde da essere al limite del credibile, ma come nelle migliori commedie degli equivoci per qualche ora di puro divertimento ci si passa sopra volentieri.



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