Gli Sforza

Gli Sforza

Cotignola, maggio 1385. L’ordine di fermarsi per accamparsi in quel vasto terreno incolto, con un’unica quercia isolata, viene urlato ai suoi uomini, mentre si tiene ben saldo sulle staffe della sua cavalcatura, da Giacomo Paneri, più conosciuto come Boldrino da Panicale, per quel borgo vicino Perugia dal quale proviene. Uomini e cavalli hanno camminato per tutto il giorno e ora necessitano di rifocillarsi, di essere accuditi e governati. Poi, parlando più che altro con se stesso, nonostante la vicinanza di Berto, il capitano di ventura, tra i più abili, rinomati e spietati, aggiunge che quella zona può rivelarsi anche interessante per rimpolpare le fila dei suoi uomini. È alla ricerca di giovani disposti a menar le mani, a combattere per guadagnare molti soldi, deve rafforzare i ranghi. Ha già adocchiato che intorno a quel terreno incolto che ha scelto per la sua truppa, ci sono vasti orti ben tenuti, coltivati da abili contadini della fertile pianura tra Lugo e Faenza. Poco più in là le mura fortificate di Cotignola che incuriosiscono Berto, al quale il suo capitano comincia a raccontare una storia che parte dall’Inghilterra con uno dei tanti condottieri rimasti senza lavoro dopo la conclusione della guerra con la Francia e la pace di Brétigny, John Hawkood, “un nome impronunciabile - dice Boldrino - per cui da noi è stato chiamato Giovanni Acuto”. Le avventure cavalleresche affascinano Berto che ascolta con grande attenzione e fa molte domande, fino a scoprire che Acuto ha venduto i suoi possedimenti al duca di Ferrara per andare a Firenze, al servizio dei potenti e ricchissimi Medici...

Un modo piacevole e interessante per parlare di questa dinastia che fece grande Milano, lontano dalla “modalità lagnosa” dei libri di storia, pur se fedele ai fatti, alle date, ai luoghi e a tutto quel che successe all’epoca. Ci sono le battaglie, ma ci sono anche i sentimenti, le trasformazioni sociali e le attitudini di un tempo. Già rilanciata anche dalla seguitissima fiction sui Medici, la famiglia Sforza di Milano, con i propri segreti e la propria grandezza, è tornata protagonista in questo romanzo di Carlo Maria Lomartire. L’autore, giornalista e scrittore di saggi storico - politici, non è nuovo alle biografie e per gli Sforza, con dovizia di particolari ed estrema attenzione alle umane vicende, rende godibili anche le lotte fra fazioni, gli intrighi e gli intrecci di corte, dimostrando che passano i secoli, le storie, le famiglie, ma oggi come ieri la storia dell’uomo resta sempre fedele a se stessa. C’è grande attenzione anche alle origini piuttosto umili della famiglia, a cominciare da quel Muzio (Giacomuzzo Attendolo), dapprima contadino e poi capitano di ventura, padre di Francesco (che nel 1450 divenne duca di Milano grazie al suo matrimonio con Bianca Maria Visconti, unica erede della famiglia Visconti) e capostipite della dinastia che da lui prese il nome perché era soprannominato proprio “Sforza” per la sua prestanza fisica. D’altronde, nella sua Cotignola, affrontò un esercito armato di sola vanga e dimostrò ai soldati che cosa era capace di fare: lanciò velocissimo l’attrezzo in aria, quindi lo prese al volo e lo scagliò come una lancia contro una quercia, piantandolo nel tronco dell’albero!



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