Gli sterminati campi della normalità

Gli sterminati campi della normalità
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Dade Hamilton è un diciottenne solitario, che nella cittadina americana di Cedarville ha pochi amici (più probabilmente nessuno), ama la poesia e la musica dei Vas Deferens. Vive in una grande villa con piscina, in un quartiere residenziale apatico, che non vede l’ora di abbandonare per un college universitario del Michigan. I suoi genitori, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, vivono vite separate, lei piena di nostalgia, lui impegnato nella doppia vita di marito e amante e in cerca di soddisfazioni altrove, oltre le mura casalinghe. In mezzo a tutto questo, Dade affronta l’ultima estate con i compagni di scuola, cercando di risolvere i suoi problemi amorosi con Pablo Soto, stella liceale del football americano. Ormai da due anni condividono una vita amorosa clandestina, ma Pablo non sa scegliere tra la fidanzata ufficiale Judy e il povero Dade, insultato e isolato dai compagni di squadra di Pablo, che in pubblico lo schernisce e di nascosto lo insegue. Per Dade il messicano è il vero amore, per Pablo lui è una valvola di sfogo, un gioco erotico e freddo. Perciò sopravvive, cercando di rimanere a galla dentro questa specie di normalità suddivisa tra il lavoro estivo giù al supermercato, le canzoni dei Vas Deferens e la sola amica Lucy, lesbica e appena arrivata a Cedarville da Los Angeles, scaricata dai genitori agli zii perché la tengano lontana dalle tentazioni della droga. In lei Dade riconosce un suo simile, un’anima a cui confidare tutto e fino in fondo, anche l’incontro shock con Alex Kincaid, pusher ventenne a disposizione dei giovani di Cedarville, sguardo malizioso, barbetta incolta, carisma e chissà cos’altro ancora. Per Dade è un vero e proprio colpo di fulmine; saperne di più diventa una priorità, seguirne le tracce e poi uscire con lui una necessità. Nel frattempo una bambina scompare improvvisamente, diventando un caso nazionale. C’è chi dice sia morta, chi invece spergiura di averla vista fuggire nelle campagne. Il suo spettro, la sua ombra o il suo corpo in carne e ossa si materializza nel giardino di Dade, durante un’alba grigia e una festa devastante…
Quel che andiamo a leggere è un vero e proprio romanzo di formazione dentro al quale il giovane Dade cerca e raggiunge un equilibrio delicato con il mondo che lo circonda, imparando a convivere con questi sterminati campi della normalità che sono i nostri ambienti, la realtà che abbiamo davanti agli occhi. Il suo sistema si basa su poche e scalcagnate certezze, che si tramutano in versi poi sistematicamente dati alle fiamme, perché incompleti o illusori. I genitori, che dovrebbero essere il pilastro sopra il quale costruire un futuro solido, sono messi anche peggio. La madre, nostalgica di una vita immersa nella natura, non sa darsi pace e il padre, appagato ma infelice, non dice e guarda da lontano, improvvisando una battuta, un buffetto amichevole, un vezzo paterno. Però c’è qualche cosa di tenace dentro al cervello e al corpo di Dade che sa reggere l’urto, che non demorde e che fa tifare per lui. Perché il ragazzo potrebbe anche risultarci antipatico se solo si azzardasse a dire o a fare la cosa sbagliata. Invece, Dade continua nel suo cercare, inseguire la perfezione dell’amore, che non può essere inconfessabile, altrimenti non sarebbe tale. La bambina scompare e l’incognita della sua sorte sorpassa le sue paure. Forse è una distrazione necessaria, un buon metodo per pensare che non tutte le vie sono chiuse, nemmeno quando ci sembra di non vedere nulla all’orizzonte. Il bello di questo romanzo è la sensazione di positività che lo pervade, nonostante da lontano nulla si scorga che ci faccia pensare a un lieto fine.


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