Gli ultimi guardiani

Edimburgo. Valerija e Viktor stanno trascorrendo un pomeriggio ai “Sotterranei”. In una stanza buia illuminata solo da fioche luci purpuree, un buffo giovanotto con il viso truccato di bianco come un vampiro ed avvolto in un mantello nero recita la sua parte da attore. Tutt’intorno si agita una folla di bambini eccitati e di adulti dal sorriso impacciato che si appresta ad iniziare il tour della casa degli orrori. Una lenta discesa in “squallidi locali di cemento, erano state ricavate con dei tramezzi delle piccole stanze” riempite di ragnatele sintetiche e brandelli di abiti, uno vero spasso per i ragazzini. Finte prigioni medievali, attrezzi di tortura ed ora il breve viaggio sul Fiume Insanguinato fino al Castello dei Vampiri a bordo di una bagnarola di metallo. Viktor è il più divertito di tutti: mai si sarebbe immaginato che Valerjia potesse spaventarsi tanto per trucchi così dozzinali. “Ah-ah-ah! Siamo circondati da vampiri maligni!” urla con scherno rivolto alla ragazza. Poi soltanto il silenzio e le urla eccitate dei bambini. È solo all’uscita del tunnel, all’aria aperta, che Valerjia si rende conto che c’è qualcosa che non va. Viktor è accasciato sul suo sedile, apparentemente addormentato: sul collo due ferite aperte da cui sgorgano deboli fiotti di sangue...

Salutato in patria come pura operazione commerciale – vista l’insistenza degli editori affinché Luk’Janenko scrivesse un sequel alla sua saga che ha riscosso un successo enorme, evidentemente inaspettato – Gli ultimi guardiani in realtà non delude affatto le aspettative di chi ha letto già la trilogia. Protagonista assoluto Anton che, tra Scozia ed Asia centrale, si mette alla ricerca dell’assassino di Viktor (figlio di un potente politico) e di una fantomatica Ultima Guardia in grado di cambiare gli equilibri ed i destini del mondo. È vero, forse Anton ha perso un po’ del suo vecchio smalto, beve ormai con moderazione, è diventato padre di famiglia e marito amorevole, è sicuro di sé e si dedica con abnegazione alla causa della Guardia della Notte assomigliando sempre più ad un moderno investigatore privato più che ad un potente mago di una saga fantasy. E se pure la trama risulta meno avvincente, lo stile, i continui richiami alle storie precedenti – con autocitazioni che sono vere chicche, non ultima l’ironia con cui si parla del primo film del ciclo dei guardiani diretto dal regista kazako Bekmambetov – e le allusioni sempre meno velate alla realtà contemporanea (dalla strage di Beslan in cui morirono 186 bambini alla mole di clandestini che arriva ogni giorno in Russia e che scompare nel nulla complice l’indifferenza generale) consolidano senza alcun dubbio il giudizio iniziale sulla saga: un urban fantasy originale, avvincente e di qualità.



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