Gli Uomini Delfino

Gli Uomini Delfino
1946. Erich ha sedici anni e suo fratello minore Zeppi appena dodici. Assieme alla madre Helga, fuggono dalla Germania in rovina verso il Venezuela per essere accolti dallo zio Klaus Linden, fratello del padre, eroe di guerra e disperso in Russia. Una volta raggiunta via mare la città di Bolivàr, incontreranno lo zio, che per proteggere la donna e i suoi due figli sposerà Helga. I tre acquisteranno così il falso cognome di Brandt, per sfuggire ad eventuali ricerche di tedeschi fedeli alla patria. Klaus Linden/Brand lavora come medico per una compagnia petrolifera, la Zamex, situata all’interno del paese, perciò i quattro dovranno affrontare un volo di sette ore per raggiungere il luogo dove vivranno, sorvolando l’Orinoco e la giungla amazzonica. Durante il viaggio una tempesta costringe l’aereo ad effettuare un atterraggio di fortuna, planando sul fiume. Nel violento impatto muoiono i due piloti, mentre Erich, Zeppi, sua madre e il dottor Klaus riusciranno a raggiungere a nuoto la riva. Da qui comincia la vera storia, nella quale Erich e la sua famiglia incontrano la tribù degli Yayomi, indios la cui vita è ferma all’età della pietra. Nell’accampamento scopriranno un loro connazionale, Gehrard Wentzler, antropologo isolatosi volontariamente da undici anni per studiare la tribù e che non sa nulla della guerra appena conclusa. I quattro vengono accolti e considerati delle divinità, delfini bianchi incarnati in figure umane, e per questo accettati con timore e considerazione. Comincia così la loro nuova vita, costretta nei ritmi naturali della giunga e che li obbliga ad assecondare le usanze e le credenze degli Yayomi. Ben presto però, le divinità dovranno in qualche modo dimostrare al popolo che li ha accolti la loro natura soprannaturale e soprattutto spiegare il comportamento nevrastenico di Helga, improvvisamente impazzita a causa delle condizioni in cui si trovano a vivere...
L’esistenza di Erich, giovane ariano e figlio di un eroe di guerra, viene dunque messa a dura prova. Le sue convinzioni e i suoi ideali sembrano crollare davanti al muro di piante e d’acqua in mezzo al quale si trova costretto a vivere assieme alla sua famiglia. Sebbene non abbia mai provato vero odio per gli ebrei, gli è sempre stato insegnato che così deve essere, che la razza ariana va ripulita e che gli ebrei sono la rovina della sua patria, così capaci di inquinarne la vita civile e politica in modo tanto subdolo e malefico. Perciò ha sempre considerato suo padre un eroe ed ora che lui è morto, lo zio Klaus prenderà il suo posto. Anzi, già dal primo incontro Erich capisce che Klaus è ancora meglio di suo padre, più determinato, risoluto e deciso a proteggerli. Il fatto che sia sopravvissuto al fratello è la prova che le sue capacità sono maggiori. Ma l’Amazzonia non è la Germania e gli Yayomi non sono e il popolo tedesco. Qui sta la grande forza e capacità del libro. Nel raccontare cioè le disavventure in mezzo alla giungla amazzonica di un individuo educato al culto della razza, con gli occhi meravigliati di un adolescente, con il candore dei suoi ragionamenti che sfuggono ancora alla logica dell’odio. Un ritmo instancabile e incalzante che non lascia scampo e non dà tregua. Un’avventura dentro la quale gli uomini cambiano faccia in modo repentino, come il clima di quei luoghi. Chi, agli occhi di Erich, fino a quel momento era eroe, si trasformerà ben presto in un codardo, per poi trasformarsi nuovamente in un eroe. Una guerra persa e lontana mille miglia raccontata all’ombra di alti alberi e ai bordi di un fiume capace di uccidere. Un incontro spazio-tempo singolare, dove l’uomo si trasforma in bestia e la bestia in uomo. Il corpo di Erich cambia e si dipinge dei colori degli Yayomi, la sua mentre si trasforma, resistendo alla lotta per la sopravvivenza. La crudeltà della vita, la sessualità come istinto primordiale, l’onore di una morte coraggiosa si sovrappongono e si scontrano, diventando un lungo cordone ombelicale al quale appendersi per non cadere. Krol, misterioso autore che nessun agente o editore ha mai visto e che si dica viva nel cuore dell’outback australiano, confeziona in questo libro una storia avvincente, costringendoci alla lettura forzata ed appassionata.

 

 

 
 
 
 
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