Gocce nere

Gocce nere

Anno del Signore 2068. Jacqueline Jeanson ascolta assieme a Manuel il rombo dei missili che partono in direzione di chissà dove. Si trovano in una palazzina di lamiere avvolta dalla fitta vegetazione in una zona remota del Nicaragua. Fanno entrambi parte della rete rivoluzionaria mondiale denominata Resyst, che si contrappone al nuovo ordine mondiale costituito. Vige infatti in quegli anni un governo autoritario e tecnocratico che, attraverso strumenti informatici invasivi, controlla la vita di ognuno in nome della sicurezza. Per questo scopo viene utilizzato il cosiddetto Vortex, una stazione orbitale che copre e controlla in maniera totale per conto dell’ONU ogni tipo di informazione e comunicazione digitale. Il segnale della sommossa planetaria a opera della rete Resyst viene lanciato il 18 marzo del 2068, quando viene fatto evadere il carismatico leader giapponese dr. Hajime Murakami, appartenente al Chukaku-ha, l’esercito rivoluzionario kansai. Un evento che come il battito di ali della proverbiale farfalla provoca un autentico uragano a migliaia di chilometri di distanza, per la precisione nel nuovissimo carcere di sicurezza brasiliano denominato “Sepultura”, dove una sommossa generale porta alla luce informazioni pericolosissime per il Vortex. Ad osservare il dispiegarsi degli eventi c’è Jacqueline, che si trova in Nicaragua proprio per vigilare da vicino sugli eventi di Perù e Brasile…

CentoAutori ha ripubblicato questo romanzo di Valerio Evangelisti che uscì già per la casa editrice francese Baleine e poi in Italia prima nel 2001 in ventiquattro puntate sul quotidiano “Liberazione” e successivamente nel 2009 per la collana da edicola Epix, gemella di Urania. La forma è quella di un romanzo breve che raccoglie al suo interno atmosfere di racconti iconici del genere come ad esempio Il nodo Kappa e Sepultura. Lo stile è rapido e immediato con continui salti di location che aumentano in maniera esponenziale il grado di curiosità del lettore. Evangelisti, famoso per la celebre saga dedicata all’inquisitore Nicolas Eymerich, è un maestro della narrazione e le atmosfere mutuate da Orwell con il suo celeberrimo 1984 ma anche dalla mitica trilogia cinematografica di Matrix non fanno che aumentare la bontà dell’opera. Fiore all’occhiello della produzione certamente la caratterizzazione dei vari personaggi, su tutti spicca l’odiosità e la tenacia dell’ispettore della polizia giapponese Omori, e le soluzioni creative come la punizione del carcere di Sepultura. Si legge tutto d’un fiato.



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