Gogol’ a Roma

Gogol’ a Roma

Cosa succede al Beckett dell’Innomable, come risolvere il caso del suo singhiozzare e blaterare intorno al “nulla”? Quale Tolstoj si profila nelle pagine del Journal raccolte dalla figlia Tat’jana, che raccontano gli ultimi trent’anni di vita dello scrittore, “vecchio Tolstoj, che è così difficile amare. Quando dice una cosa intelligente, sorprende un poco: eppure ne dice tante; lo si direbbe grosso, sebbene genio, ma talvolta è invece finissimo”, e via dicendo? E il gigantesco Hugo, nell’inseguimento biografico di André Maurois? Hugo dei suoi Carnets intimes, nel suo attico di completo vetro che prende la doccia sotto gli occhi dell’amante dirimpettaia Juliette Drouet ee esposto allo sguardo dei passanti; Hugo dei capolavori, del lavoro assiduo, dell’impegno politico, del raccoglimento nelle vicende familiari, di “sentimento e intendimento”. Ottocento caro, scrittori di necessario e dichiarato impegno, ma, francesi: “quando oziate? Non alla latina, ma abiettamente all'italiana e alla russa?”. Quali irti ostacoli, invece, presenta la traduzione, luogo di sabbie mobili per chi si accinge a tradurre poesie: letterali o dedite al recupero del ritmo originale? Come tradurre i poeti russi, i misteriosi poeti russi, come fare con i francesi? Insomma: si può tradurre la poesia? Ancora stazioni, per tacere dei più: il viaggio intorno al mondo dalla sua scrivania: Giulio Verne! Poetica avventura di vita di Puskin nelle pagine di Henri Troyat, il “malfamato” marchese De Sade, il mistero intorno alla vita di Čechov, l'amore di Gogol’ per Roma, “per il suo modo di vedere Roma”...

Gogol’ a Roma: recensioni-articoli-brevi saggi pubblicati sul “Mondo” tra il novembre del 1953 e il marzo 1958. Definizione così tripartita per voler rendere conto di miniature in cui Tommaso Landolfi, al timone il vivo e giornalistico “noi”, conduce la narrazione da aperture d’ampio respiro al particolare del libro preso in considerazione, movimenti ritmati da slanci ironici, eleganti appunti e critiche/stroncature talvolta irresistibili ma non soverchianti. Nuove biografie, raccolte e antologie appena pubblicate, traduzioni fresche di stampa sono le occasioni per impostare narrazioni dialettiche con scrittori e filosofi, le loro vite dietro la cronaca letteraria (e “gli spulciatori di vita privata”), come vengono rimandati dalla cultura del tempo ‒ in tutto questo, di tra le righe, colte certe inquietudini individuali, attuali scarti dalle convenzioni e dalle strutture codificate. La recensione è qui strumento per allargare l’orizzonte critico a spunti di studio, di approfondimento, alla multiforme lettura. Una su tutte: la traduzione. Landolfi batte spesso questo tasto, lui “continuo traduttore”. Si interroga intorno alla traduzione della poesia, ne interroga l’effettiva valenza. O il citato genere biografico (e qui, lucidi sguardi ammirati per certi profili ottocenteschi). Così, con larghissima abilità di scrittura e nobile misura, spesso si fa da parte, lasciando al centro la citazione. Così faremo noi, per dir meglio di lui: “e, per dirla in breve, noi ci ostiniamo a credere, magari a ritroso degli anni e dei fati, che la letteratura sia una cosa seria”.



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