Golden boy

Golden boy
Per tutti è l’adolescente perfetto: eccellente a scuola, dotato nello sport, educato con gli adulti, rispettoso con le ragazze (che conquista con i suoi modi delicati senza mai però arrivare al dunque, meritandosi da loro poi nomignoli poco piacevoli). Max è una vita che cerca di non creare problemi, risultando quasi sempre il bravo ragazzo a cui tutti mettono i piedi in testa. La sua famiglia, nota tra i circoli politici della cittadina di Hemingway, vicino ad Oxford, gli è sempre stata accanto, suo fratello lo adora e qualche volta lo odia perché tutto sembra riuscirgli con facilità. Max ha però un segreto: è un ermafrodito, o intersex come dicono i medici che lo hanno visitato da quando era piccolo. È cresciuto come un maschio, da quando i suoi hanno deciso di “seguire quella strada”, ma sa che una parte del suo corpo è in comune con le ragazze con cui esce. Un evento traumatico gli farà scoprire suo malgrado che l’ambiguità a volte attrae anche gli esseri più malvagi…
Le voci dei vari protagonisti raccontano la storia del giovane Max da prospettive diverse:  Daniel, il fratello minore, che registra con tenerezza e ingenuità gli eventi che prenderanno il sopravvento sulla sua famiglia; Sylvie, la ragazza che decide di conoscerlo più profondamente e di andare oltre la sua ritrosia; la dottoressa che lo ha in cura, i suoi genitori. Superficialmente, essendo la storia quella di un ermafrodita, può richiamare alla mente Middlesex di Eugenides, ma la Tarttellin manca dello spessore narrativo e della capacità evocativa dello scrittore americano. Avrebbe inoltre giovato alla fluidità del romanzo una minore attenzione a dettagli o a elementi, che appunto non sembrano utili a tenere desta  la lettura. Ciononostante, l’autrice riesce nell’arduo compito di trattare con una certa sensibilità una storia difficile e fuori dall’ordinario.

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