Gomorra

Gomorra

Pasquale è un abile sarto che nonostante la sua rara arte (ricercatissima da italiani e cinesi) finisce a fare il camionista, lontano dalle amate stoffe e intrappolato nella sua angusta cabina. Carmela è una donna di paese che come unica colpa ha quella di essere madre di uno "scissionista", un traditore del clan, e come tale merita la morte. Mariano è laureato in Economia e commercio, il suo mestiere è quello di riciclare i soldi sporchi della malavita, ma coltiva una passione per le armi e ha un unico sogno: conoscere di persona Michail Kalashnikov, l'inventore dell'omonimo e terribile fucile. Don Peppino è un prete coraggioso che ripudia e condanna dal pulpito della sua parrocchia di provincia con infuocate parole l'illegalità dilagante e che viene massacrato nella canonica il 19 marzo, giorno del suo onomastico...

Personaggi potenti e indelebili, figure di una commedia umana che parla la lingua della sceneggiata napoletana e ha l'inevitabile epilogo di una tragedia greca. La Camorra come fenomeno, e peggio, come forma mentis, un veleno che non ha antidoto. Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma: la massima di Lavoisier, citata nelle prime pagine, introduce alla sintesi perfetta del lavoro di riciclaggio operato con sapiente insipienza dalla malavita, una opera di trasformazione che fagocita tutto e tutti: soldi, rifiuti, persone. Storie (vere) di ordinaria illegalità raccontate con la lucidità del giornalista, la sensibilità del romanziere e il trasporto emotivo di chi quella realtà la vive e vede ogni giorno. I boss dai fantasiosi soprannomi sembrano usciti da un film americano, si atteggiano a divi di Hollywood (con le loro sontuose ville in cemento e i loro abiti impeccabili), si sentono intoccabili, star di un oscuro firmamento che si ispirano a pellicole come Pulp Fiction, Scarface, Taxi Driver o Quei bravi Ragazzi. "Io so e ho le prove". In sostanza è questa la sintesi di uno dei libri più discussi e letti degli ultimi decenni, una frase di pasoliniana memoria che Saviano usa a muso duro come grido di accusa, amarezza e volontà di riscatto. Io so e ho le prove, ed ecco una sequela di nomi, cognomi, soprannomi, circostanze, meccanismi, situazioni che sono di fronte agli occhi di tutti ma che non tutti osano raccontare. Un libro da leggere e rileggere che incuriosisce e stordisce, sorprende e spaventa: una apnea lunga oltre 300 pagine alla scoperta di un universo sommerso che ribolle sotto la superficie di una Italia che sembra rassegnata. Io so e ho le prove. Ora ne sappiamo anche noi un po' di più su un fenomeno così capillare e devastante grazie all'impegno personale di Saviano (che come si sa è stato minacciato più volte e ora medita di trasferirsi a vivere in Francia) e anche, di riflesso, grazie alla magistrale e tostissima trasposizione cinematografica di Matteo Garrone che ha saputo rendere visivamente le claustrofobiche ed ossessive atmosfere del libro. "Maledetti bastardi, sono ancora vivo". Grazie ancora Saviano: che tu possa lanciare ancora a lungo il grido che conclude Gomorra.



 

 

 

 
 
 
 

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