Goodbye Berlin

Goodbye Berlin

Maik si risveglia, è confuso. Cerca il suo amico Tschick ma non lo trova, dov'è? Inizia a ricordare: l'incidente, Tschick che scappa, il suo colloquio con i vigili. Ora si trova in una centrale della polizia stradale e due agenti sono davanti a lui. Vogliono risposte, ancora. Quel che preoccupa Maik è che ha appena scoperto che a 14 anni si è passibili penalmente, non a 15 come lui credeva. Tutto però è interrotto quando Maik si guarda una gamba e sviene. Si risveglia in ospedale, sotto le cure di un'infermiera attraente e di un medico di poche parole che tuttavia vuole sapere come si è procurato le ferite che ha. Maik non può dirglielo, nessuno crederebbe ad una storia simile, tranne forse chi l'ha vissuta...

Volendo sintetizzare al massimo si potrebbe dire che è Goodbye Berlin un libro in cui le decisioni prese da tutti i personaggi sono dettate da esperienze negative precedenti. Ma sarebbe solo una visione superficiale e poco accurata: in questo romanzo c'è molto di più. Ci sono la voglia di emergere di due giovani, il loro rifiuto per le regole, la loro risposta alle costrizioni adulte, il loro spirito d'avventura. E solo un viaggio potrebbe descrivere tutto questo. Sempre con ironia, sempre pronti a sdrammatizzare e a far sorridere il lettore. Metafora della crescita dei due - bildungsroman, lo chiamano i tedeschi - il viaggio (e dunque anche un libro che ne racconta uno) è una forza simmetrica e contraria alll'emarginazione dei giovani ed esalta il valore dell'amicizia. Goodby Berlin non a caso ha vinto il Deutscher Jugenliteraturpreis, premio assegnato durante la Fiera del libro di Francoforte. L'autore è purtroppo deceduto nel 2013 a causa di un tumore a solo 48 anni. È davvero un peccato, altrimenti avremmo senz'altro suoi capolavori. Ricordiamolo e onoriamolo godendoci questo.



 

 

 

 
 
 
 

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