Grandi sorelle

Grandi sorelle
Lei è Teresa Malina. Ventiquattro anni, bella, bionda, occhi verdi e - quando muove il culetto sul cubo dell'Herius per pagarsi l'affitto - anche decisamente provocante. L'altra è Ester Malina. Già, proprio la campionessa Italiana di Natural Bodybuilding, la più chiacchierata star del gossip internazionale, quella del video più hot della stagione, il festino tutto sesso che ha tirato dentro politici e sottosegretari, non solo infiammando per mesi giornali e web, ma facendo tremare parecchie poltrone di palazzo dopo che è finito sul tavolo della Procura della Repubblica. Non a caso a Passignano Salentino, loro paese d'origine, per tutti sono semplicemente “[...] Le Sorelle Ficainfiamme”, per la gioia di papà Pietro che suo malgrado s'è ritrovato su YouTube in un clip di pochi minuti in cui si vede il vecchio, ciabatte e accappatoio, imbracciare il suo Franchi calibro 12 mentre nel suo idioma locale tira giù tutti i santi del Firmamento, prima di spedire al pronto soccorso della zona il noto presentatore Gianfranco Dubini con ecchimosi e ossa fratturate, clip che tra l'altro ha raggiunto in poco più di due mesi la ragguardevole cifra di 68.634.369 visualizzazioni, affossando persino Justin Bieber e Lady Gaga. Cosa hanno in comune le due sorelle? Nulla...
Scoppiettante ritorno in libreria per il salentino, romano d'adozione, Nino G. D'Attis - l'unico scrittore italiano capace di scrivere romanzi come fossero videoclip psichedelici postmoderni -, che abbandonato il noir puro dell'ispettore Vignola nerissimo protagonista del precedente romanzo, torna come nel suo primo lavoro a puntare la telecamera sul quel blob sottoculturale informe - semplicemente passato dalla lobotomizzazione televisiva che fu a quella “social” del web di massa di oggi - che tutto avvolge e fagocita al suo interno, generatore automatico di nuovi mostri e vuoti cosmici impossibili al netto di spot griffati, di scandali patinati, di guerre sante a suon di clic, da colmare. E lo fa – al solito grazie ad una prosa graffiante, spezzettata, fatta di frammenti di immagini, di dialoghi, di pennellate acide e psichedeliche (irresistibile il cameo che lo scrittore si concede tra i suoi personaggi) che solo alla fine danno il senso dell'intero mosaico - puntando lo sguardo suo e nostro dritto negli occhi della protagonista Teresa Malina, l'eroina che a modo suo proverà a contrastare la decadenza che le si sgretola addosso, in un continuo cambio di direzione e inquadratura più efficace dei wire-trip clips di Strange Days. Si scoprono così le diversità e le fragilità delle due sorelle Malina, costrette davanti al dramma improvviso a fare i conti con loro stesse, con le loro coscienze, con la loro famiglia, con quel mondo di paillettes che le ha prima accolte e poi stritolate, con il provincialismo che non ti levi certo di dosso neanche se diventi cittadino di Roma New York o Berlino. La sensazione finale è la stessa che si proverebbe ritrovandosi in un hangar desolato, prigionieri soltanto di neon usurati che proiettano dal soffitto ronzii in loop e luci bianche accecanti intermittenti.

Leggi l'intervista a Nino G. D'Attis

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