Grazia Deledda ‒ I luoghi, gli amori, le opere

Grazia Deledda ‒ I luoghi, gli amori, le opere

È il 28 settembre 1871, un corteo si muove tra le strade di Nuoro per festeggiare il battesimo della “bambina nuova”, Grazia Deledda, un evento che segue un rituale ben preciso e calibra la propria fastosità in base alla classe sociale della famiglia. Viene celebrata colei che in seguito, grazie a una caparbietà non comune e un’indole schietta, riuscirà a conquistare il suo spazio all’interno del panorama letterario mondiale, fino a vincere il Premio Nobel nel 1926. In un’epoca in cui in Sardegna le bambine possono frequentare la scuola solo fino alla quarta elementare la Deledda la frequenta due volte pur di non abbandonare gli studi, prima di avere un insegnante privato grazie alla volontà del padre Antonio. Il fatto che una fanciulla trascorra il tempo a scrivere racconti e si azzardi persino a pubblicarli è scandaloso. Quando appaiono le sue prime pubblicazioni sulla rivista “L’ultima moda”, curata da Epaminonda Provaglio, le donne di casa insorgono, le zie affrontano la faccenda con ostilità, come se la giovane avesse attirato sulla famiglia una calamità insopportabile: “Figuratevi dunque il mio dolore, la mia rabbia, la mia delusione quando, nella mia città natia i miei lavori furono accolti in una scoraggiante guisa e mi valsero le risa, la maldicenza, la censura di tutti e specialmente delle donne”. Appoggiata dall’indulgenza del padre, che ferito nell’orgoglio dalla cattiva strada presa dai due amatissimi figli maschi ha sempre dimostrato grande stima e consapevolezza delle qualità della figlia, la Deledda ha dovuto al contrario fare i conti con la madre analfabeta, sconvolta dalle inclinazioni letterarie della ragazza che potevano rovinarne la reputazione e allontanarla da una vita regolare e rispettabile, basata su matrimonio e famiglia…

Rossana Dedola, ricercatrice per la Scuola Normale di Pisa e psicoanalista diplomata all’Istituto C. G. Jung che divide vita e carriera tra Roma e la Svizzera, in questo saggio ha raccolto una ricca documentazione e ricostruisce la vita di Grazia Deledda analizzandone l’indole, lo spirito e le doti letterarie che si sono inevitabilmente sviluppate attraverso sacrificio e costante confronto col mondo, sia quello ristretto e chiuso della Sardegna, sia quello più ampio europeo con cui si è dovuta misurare appena è arrivata la fama. Libri e giornali si sono rivelati strumenti necessari per combattere la noia della vita domestica, i contatti epistolari un elemento fondamentale per comunicare con l’esterno e costruire una rete di amicizie e supporti utili alla carriera. “Io odio la maschera. Di notte dormo e sogno, ma di giorno scrivo agli amici, siano vecchi o giovani, vicini o lontani, spezzando le regole del mondo purché la mia coscienza di fanciulla onesta non mi accusi di nulla”. I carteggi citati nel testo evidenziano l’animo appassionato di Grazia Deledda, le sue relazioni epistolari con figure maschili come Stanis Manca, Andrea Pirodda, Giovanni De Nava e Angelo De Gubernatis, “infaticabile seduttore” che nel consegnare le lettere della Deledda alla biblioteca Nazionale di Firenze impose venissero secretate fino a cinquant’anni dopo la sua morte, per proteggere l’autrice. Riscopriamo una donna volitiva, consapevole dei propri limiti ma capace di dichiararli con ironia, audace negli scritti e schiva in pubblico. Ambiziosa e affamata di gloria e riconoscimenti eppure conscia della distanza che la separava dalle donne sarde dell’epoca. Dopo Selma Lagerlöf la Deledda è stata la seconda donna a vincere un Nobel, un riconoscimento importante per una creatura “piccina, piccina” che non si lasciò imbrigliare dalla propaganda fascista e schivò strumentalizzazioni, animata da un amore intenso per la Sardegna e uno altrettanto forte per Roma, meta ambita fin dalla giovinezza. Anche il suo cuore trovò pace grazie al matrimonio con Palmiro Madesani, suo ammiratore, agente letterario e sostenitore instancabile. Il testo della Dedola è ricco di interessanti elementi, strutturato in modo da presentare un percorso coerente con la vita e l’evoluzione letteraria della Deledda. Un saggio avvincente come un romanzo.



 

 

 

 
 
 
 

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