Green Park Serenade

Green Park Serenade

La rimpatriata del liceo, 15 anni dopo: andare o non andare? Alla fine, un po’ d’insana curiosità fa propendere per il sì: eccoli insieme di nuovo, la bellona il figaccione l’odioso. Ci sono tutti, tranne uno. Dopo gli aggiornamenti di rito piomba il silenzio, la serata langue. Non c’era nulla che li univa da adolescenti, perché mai ci dovrebbe essere ora? L’unica cosa buona è quell’idea apparente folle: tornare a Londra, ripercorrere l’evento drammatico che ha segnato la fine della loro ingenua sfrontatezza giovanile. Sì perché, 15 anni prima, una vacanza spensierata si è conclusa con un omicidio, un mea culpa, un arresto e il suicidio di Schopenhauer. Un terzetto di amici spezzato da un’immane tragedia. Ecco dunque un trio “reloaded” partire alla volta del Regno Unito, alla ricerca di una verità che in cuor loro sanno non poter essere quella dei giornali dell’epoca. Troppo facile, troppo veloce, perfino scontato. Ma da dove partire? Che ne sanno loro di come si investiga, di come cercare quella verità? A stento riescono, ormai trentenni, a tenere in piedi le loro vite personali e professionali. Eppure sentono che l’occasione è buona per fare finalmente qualcosa di buono, di grande, per rendere giustizia a un amico che troppo presto ha lasciato questo mondo, e forse anche per dare ordine al proprio…

“L’adolescenza non finisce mai per davvero”. Parola dell’autore. È una frase che possiamo leggere sul suo sito, in apertura della presentazione di questo romanzo. L’aspettativa non è delusa: queste pagine s’inseriscono alla grande nel filone nostalgico e dolceamaro del confronto tra la fine della gioventù e l’inizio dell’età adulta. Peccato però che non decollino, schiacciate come sono da un po’ di nichilismo di troppo. La storia è bella e poetica, il desiderio di rendere giustizia all’amico morto da tempo nobilita i tre protagonisti e li colloca tra i “grandi”: per età, per maturità e per saggezza. L’iper-realismo, però, quel gusto per ogni singola battuta e ogni singolo gesto ricorda più una sceneggiatura televisiva e così quella che potrebbe essere la vena più riflessiva e potente rimane frammentata, quasi diluita. C’è anche tanta ironia, nella sfilza di personaggi incontrati a Londra ‒ alcuni improbabili altri bizzarri ‒ ciascuno a modo suo innesco di una riflessione, di un momento di scambio e confronto tra i tre giovani uomini. Senza pretese sociologiche, con onestà, si segue il loro investigare sgangherato ma tenace, per arrivare al momento della pacificazione con sé stessi e col proprio passato. Un passo necessario per poter finalmente costruire, con consapevolezza, il proprio futuro.



 

 

 

 
 
 
 

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