Guarda gli arlecchini!

Guarda gli arlecchini!

È il 1974 quando Vadim Vadimovich, anziano e affermato scrittore, candidato all’assegnazione del Premio Nobel, decide di attraversare lo spessore del tempo per rimettere insieme appunti e ricordi di un’intera vita e tracciare il proprio profilo autobiografico. Nato a San Pietroburgo da una famiglia aristocratica, vive un'infanzia funestata dal legame instabile dei propri genitori e dalla comparsa delle prime avvisaglie di una sindrome che gli disturberà la mente lungo tutto l’arco della sua esistenza. A causa della Rivoluzione bolscevica, all’età di diciotto anni è costretto a lasciare la propria città natale per riparare all’estero. In un primo tempo in Inghilterra, dove si laurea a Cambridge, quindi in Francia, dove conosce due delle quattro mogli che avrebbe successivamente impalmato. E infine in America, per insegnare in un'università di provincia e svolgere con successo la propria attività di scrittore. Ma la sua instabilità mentale si aggrava sempre di più: conduce un’esistenza svogliata e inquieta, mentre gli impulsi erotici costituiscono un’ossessione irrefrenabile che lo conducono tanto a sposarsi e a tradire con leggerezza, quanto a sentirsi continuamente attratto da fanciulle e adolescenti… 
Conosciuto come poeta e romanziere di largo successo, ma anche come saggista ed entomologo, Vladimir Nabokov è stato uno di quei rari scrittori eclettici, capaci di animare il mondo abitandolo in maniera scomoda e talvolta discussa. Adelphi – nella sua costante opera di riproposizione al lettore italiano di tutti i principali testi dello scrittore russo naturalizzato statunitense - manda ora in libreria il suo ultimo romanzo Guarda gli arlecchini!, pubblicato prima della morte. Si tratta di una sorta di narrazione autobiografica, in cui l’autore affida al protagonista il compito di ripercorrere la propria vicenda umana e intellettuale con il ghigno istrionico di una beffarda confessione interiore. Un viaggio di ritorno al proprio passato, che fa perno attorno al senso del mistero dell’esistenza e che riesce a rievocare bene le multiformi e ambigue attitudini dello scrittore. A impressionare davvero non è, infatti, il ritmo narrativo del racconto, sorretto da sequenze di vita che una dopo l’altra incalzano il lettore; ma la carica dirompente di una riflessione franca sui temi del rapporto con l’amore e il sesso, nonché l’efficacia espressiva con cui la percezione dei propri disturbi mentali viene trasferita sulla pagina. Rivelando, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che Vladimir Nabokov sapeva scrivere. E, sapendolo fare, è riuscito qui a trasformare la sua vicenda in una testimonianza fuori dal comune, che sarebbe troppo facile liquidare come una confessione sulla soglia di un addio, su cui impietosirsi o rimanere allibiti.  

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