Guarda, il povero pavone! - Racconti dispersi III

Guarda, il povero pavone! - Racconti dispersi III
Val è un ragazzo sulla ventina che, come molti giovani della sua età, vive ben al di là delle sue possibilità economiche, frequentando salotti di lusso, feste in ville signorili e ragazze dai natali nobili. Invitato all’ennesima cerimonia, Val non rifiuta certo di presenziare, finendo così in un enorme pasticcio: un cameriere ha inavvertitamente lasciato l’onore di saldare il salato conto al ragazzo che, preso dal panico, ha pensato bene di cavarsela con un assegno scoperto… Da quando la crisi sta togliendo il respiro ai piccoli risparmiatori e le grosse imprese arrancano per stare in piedi, gli uomini dell’alta finanza americana se la passano davvero male. Così Jason, con una moglie gravemente malata ricoverata in un costoso ospedale e i conti in rosso, si vede costretto ad umiliarsi ulteriormente chiedendo alla piccola figlia Jo di rinunciare alla scuola privata, sperando di riuscire a provvedere da solo all’istruzione della bimba… René è un docente universitario che, tra ricerche scientifiche e laboratori è impegnato anche ad occuparsi di Noel, l’unico ricordo ancora presente di una vita che sembra ormai lontana e dimenticata, segnata dalla scomparsa prematura dell’amata moglie. Ma René lo scienziato razionale, il maniaco dell’ordine che ha bisogno di schematizzare tutte le sue giornate con l’ausilio di centinaia di tabelle, nasconde un animo irrequieto che lo porta ad innamorarsi della vicina di casa Becky, una ragazza poco più che ventenne con cui avrà una relazione destinata a creare scalpore…
Non è difficile ritrovare svariate sfaccettature dell’autore e della disperata vita che stava conducendo in quegli anni, all’interno di questi racconti scritti da Fitzgerald a cavallo degli anni ’30: tra crisi finanziarie, romanzi dal tiepido successo di pubblico (Tenera è la notte nei primi anni non riuscirà a tenere neanche lontanamente il passo de Il grande Gatsby) e una moglie - la stupenda Zelda Sayre - costretta in clinica a causa della schizofrenia. Ed eccolo allora Francis Scott, impegnato a ricordare la propria gioventù nascosto tra i panni di un ragazzo povero che sogna i fasti della classe aristocratica (Val), oppure indossare le vesti di un giovane marito abbandonato dalla propria moglie defunta, o in fase di acuta malattia, e costretto così a provvedere da solo all’educazione dei figli (come nei racconti che vedono protagonisti René e Jason). È uno scrittore diverso quindi quello che scopriamo con Guarda, il povero pavone!, un autore che ha visto sfumare gli anni migliori della propria vita ed ora è costretto ad arrovellarsi tra stesure di numerosi racconti per riviste, in attesa di incassare le vendite dei propri romanzi, compensi che spesso lo lasceranno deluso. Ecco allora il ritratto di un consumato Fitzgerald che batte instancabilmente a macchina per proporre al Saturday Evening Post - ai tempi la rivista passava le duecento pagine e tirava oltre tre milioni di copie - i propri pezzi, incassare l’anticipo, farsi un goccio dalla bottiglia e tentare di assistere la piccola Scottie senza l’aiuto di Zelda, sempre più consumata dalla propria malattia.

 

 

 

 
 
 
 
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