Guarneriana segreta

Guarneriana segreta

I primi decenni del 1400 sono anni di intenso fermento nelle Curie europee e soprattutto nell’Urbe, anni in cui i giovani dotti e brillanti come Guarnerio che avessero la fortuna di attirarsi la benevolenza di protettori potenti come la famiglia Panciera – che ha accolto l’orfano diciottenne e ne ha finanziato gli studi – potevano ambire a salire i gradini della scala sociale partendo da cariche come quelle di scrivano, segretario, trascrittore, abbreviatore. Giovani come Guarnerio che, al seguito delle missioni diplomatiche impegnate nel cercare di sanare i dissidi interni alla Chiesa seguendo i lavori dei vari Concili, venivano a contatto con la cultura di tutta Europa, avevano accesso ai tesori custoditi nelle Abbazie nelle quali riposavano durante i propri viaggi, intessevano reti epistolari commentando tra loro le letture e le scoperte che maggiormente li entusiasmavano. Attraverso la protezione accordatagli negli anni dai personaggi più in vista di Roma e della patria friulana, Guarnerio riceve i primi tomi in dono e nel corso della sua vita ne acquista molti altri, insaziabile accumulatore di tesori che legherà poi alla Magnifica Comunità di San Daniele con la richiesta di costruire una stanza per ospitarli. Il primo inventario dei volumi, che erano 170, redatto dallo stesso Guarnerio, dà l’idea di quanto ampi e variegati fossero gli interessi del bulimico collezionista, che negli anni ha acquisito, comprato, trascritto tomi che suddivide nel suo elenco in base alla preziosità: si va da quelli più preziosi, miniati e indorati, a quelli di studio più umili. Tutti sono riccamente annotati e proprio dalle note del Guarnerio traspare il suo amore oltre che una curiosità e una cultura immense. La variegata collezione che costituisce il prezioso nucleo originario dell’opera si è nei secoli arricchita tanto che nel 1736, anno in cui monsignor Giusto Fontanini muore, conta un patrimonio di oltre duemila testi a stampa, oltre che preziosissimi codici miniati, incunaboli. È ora denominato Fondo Fontanin e contiene volumi preziosissimi come il Canzoniere del Petrarca finemente miniato, un prezioso Dante, un Brunetto Latini, un Missale Parmense. Uno dei volumi più affascinanti e misteriosi custodito nella più antica Biblioteca pubblica del Friuli, oggi ospitata in uno scrigno degno del proprio contenuto, è la Bibbia di Gerusalemme, o Bibbia bizantina, così denominata per la predilezione dei miniatori verso un codice figurativo orientale. Sono in molti a sostenere che il manoscritto sia nato in uno scriptorium di Gerusalemme nel primo secolo dell’Anno Mille, mentre altri la ascrivono ad opifici librari calabresi o siciliani, ma se la sua attribuzione resta un mistero, la sua preziosa bellezza è incontrovertibile. Angelo Floramo ce la racconta come un’esperienza sensoriale completa, a partire dal crepitio prodotto dalle pagine in pergamena del monumentale volume quando lo si estrae dall’armadio dedicato alle Bibbie. I rotoli da cui trae origine abbandonarono Gerusalemme grazie alla magnanimità di Salah ad-Dinh che, sconfitti i cristiani, scelse di non esercitare alcuna vendetta, ma concesse loro di abbandonare Gerusalemme avendo salva la vita. La Bibbia dunque è giunta fino a San Daniele perché qualcuno ha scelto di trarre in salvo i rotoli a scapito di altri averi personali, forse a dorso di mulo, forse in una lunga peregrinazione a piedi perché gli esuli, i profughi sono tutti uguali, il loro dolore li accomuna in una lunga fiumana che sciama di Paese in Paese, di guerra in guerra, di secolo in secolo, spogli di beni e presto senza altra identità che la propria appartenenza religiosa o etnica…

Il talento di Angelo Floramo ci conduce per mano tra le sale della Biblioteca Guarneriana. Siamo come bambini alla scoperta di un’isola incantata e lui ci porta alla scoperta di bellissimi volumi come in una caccia al tesoro che però rimane aperta. Si concluderà, infatti, solo quando un fortunato avventore si imbatterà nella scoperta più fortunata, quella che ha eluso le ricerche appassionate dell’autore: l’effigie di Guarnerio, che per ora rimane un personaggio senza volto. Guarneriana segreta è il frutto dell’incarico che Angelo Floramo ha avuto nel 2012 per la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio della Biblioteca Guarneriana Antica di San Daniele nel Friuli. Angelo Floramo è un medievista di raffinata, poliedrica cultura che ha un talento innato per l’affabulazione e ci regala infatti un testo che è al contempo magico e dotto, filologico e stregato, una sorta di Cunto de li Cunti della vita segreta dei tomi custoditi nella Biblioteca, che riesce a rendere affascinante e comprensibile il mondo dei libri antichi ai non addetti ai lavori senza però banalizzarlo. Scorrendo le pagine si rimane catturati dalle storie dei tomi, manoscritti, incunaboli attraverso un’esperienza sensoriale piena: il rumore delle pergamene, la bellezza mozzafiato delle miniature come l’occhiello della Q che racchiude il volto della donna probabilmente amata dal miniatore medievale, la sensazione tattile delle dita che scorrono lievi su mille anni di Storia. Angelo Floramo narra di libri come di cose vive, la sua sensibilità gli consente non solo di coglierne la vita segreta ma di saperla raccontare come una fiaba: “Io credo proprio che di notte si spostino. Migrano, sciamano. Assumono vita propria, camminano. Forse escono dal manoscritto per visitare altri codici e interagiscono con la loro voce, con le storie che sanno raccontare. Ne intrecciano di altre, in accoppiamenti favolosi e improbabili, che generano stupori mai detti”. È uno scrittore fortemente radicato, che ha saputo trasfondere nei libri un amore sconfinato per la propria terra e le sue due anime: quella slava e quella italiana. Sia che narri di uomini, di osterie, di libri antichi o, come nell’appendice al volume, promuova itinerari turistico-culturali della sua terra, lo stile di Floramo è ispirato, perfuso dal suo amore per le storie, per la musicalità delle parole che nei suoi testi si rincorrono costruendo spartiti misteriosi sulle cui note danzano come prive di peso le vite dei protagonisti. Le storie che alloggiano tra le pagine di Floramo sembrano essudare, come la musica dello zingaro che suona tra i boschi di Travnik, direttamente dalla terra che le contiene, dai muri che fanno da scrigno ai volumi, dai tavoli consunti delle osterie, dalle colline carsiche o dai boschi di confine e il talento dell’autore sta nel raccontarle come se le avesse solo raccolte dalla loro fonte, non create, impastate a partire dalla peculiare, indiscussa, impareggiabile sensibilità umana e artistica che lo rende assolutamente unico sullo scenario letterario contemporaneo.



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