Guerra e propaganda

Guerra e propaganda
Molti degli intellettuali e degli scienziati in generale scindono la teoria dalla prassi. E' un fenomeno strano eppure succede spesso; in questo mondo troviamo veterinari che curano animali di mattina e li mangiano la sera, politici contro la droga che si fanno le canne, premier contro l'illegalità che frodano lo stato, ecc... In mezzo a questo marasma di quelli che a Napoli sono definiti “quaqquaraquà”, c'è un uomo che ha dedicato la sua vita a due scienze lasciando il segno in ognuna di esse: la linguistica e l'etica analitica (a diffusione di un anarchismo ragionato e non per ragazzini imbecilli che vanno in giro vestiti di nero a scassare le cose). Quest'uomo è Noam Chomsky, professore emerito al MIT di Boston. Molti degli estimatori di Chomsky lo conoscono solo per la sua instancabile ricerca nel campo della linguistica, scienza che ha contribuito addirittura ad elevare proprio a vera scienza e non a semplice ricerca in campo umanistico e in cui ha gettato le basi per la nuova ricerca con teorie che, infatti, vanno dagli universali grammaticali al programma minimalista. Poi però esiste un altro Chomsky - che ha ricevuto il suo battesimo iniziale con il libro I nuovi Mandarini del 1967, pubblicato per la prima volta in occasione dell'intervento americano in Vietnam. Quando un uomo diventa così importante, quasi un simbolo per le nuove generazioni di intellettuali (“mandarini”, appunto), capita quello che era capitato ad altri della sua statura intellettuale come Bertrand Russel, cui interviste e interventi furono raccolti in un libro chiamato appunto Pensieri (1993)...
Alla raccolta di interviste chomskiane è toccato invece un titolo meno poetico ma di forte impatto e con un chiaro intento divulgativo, Guerra e propaganda. Il libro in questione presenta dialoghi con nomi prestigiosi che vanno da David Jay Brown ad Anthony di Maggio; il titolo del testo non lascia troppa sorpresa al lettore per capire quale sia il leit motiv degli interventi che si concentrano ovviamente sulla drammaticità  della guerra, sulle sue distruzioni, sui suoi morti e sulle pseudo-verità dei grandi media, che comunicano solo la necessità e la normalità dell'azione militare (addirittura missioni di pace, un ossimoro per deficienti). Chomsky comunica le sue idee: non esistono regole del diritto internazionale violate, convenzioni internazionali infrante, ragioni dei più deboli giuste; ogni posizione contro gli Usa è intesa, anzi addirittura  equivale al fiancheggiamento del terrorismo. Le interviste costituiscono una denuncia accorata e documentata su ciò che i media passano come verità e su come invece sia la verità reale. Un libro che parla  alla coscienza di ogni uomo libero, ma ne esistono ancora? Vedendo lo status quo si può essere certi che la maggioranza è costituita da prigionieri in gabbie dorate che, scrutando l'orizzonte della libertà, pensano di averlo anche raggiunto. La democrazia rappresentativa è una “tassa per gli imbecilli” e solo l'anarchia ragionata può salvare la libertà individuale. Questa è l'idea che passa dal libro di Chomsky; se non siete d'accordo provate a discuterne con lui ma attenzione, perchè quest'uomo è un generatore impressionante di argomenti validi e fondati.

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