Guevariana

Guevariana

"Ho avuto un fratello/ non ci siamo mai visti/ ma non importava. Ho avuto un fratello/ che andava per i mondi/ mentre io dormivo". 15 scrittori, poeti, giornalisti e intellettuali sudamericani ed europei ricordano ognuno a suo modo Ernesto 'Che' Guevara a quarant'anni dalla morte, avvenuta il 9 ottobre del 1967 in Bolivia durante una campagna militare...
Sono orazioni funebri gonfie di retoria o commoventi nella loro semplicità, racconti di fiction, biografie politiche, ricordi personali, cronache di incontri e interviste: e tutti i brani, nessuno escluso, contribuiscono a far rivivere la figura di questo giovane argentino con la vocazione del rivoluzionario, divenuto in maniera del tutto imprevista e imprevedibile per i suoi contemporanei un'icona politica ed estetica immortale. Il Che (a proposito, questo soprannome deriva da un suo intercalare tipicamente argentino, un po' come quelli che infarcisono i loro discorsi di "dice" o "cioè") non era uno stratega da scrivania, ma un creatore di rivoluzioni, un animale da combattimento: eppure fu un ministro dell'Industria equilibrato nel primo governo di Fidel Castro e persino un accorto presidente della Banca Nazionale cubana prima di sentire di nuovo, irresistibile, il richiamo della foresta che lo ha portato a inseguire, guerriglia dopo guerriglia, il sogno di una rivoluzione diffusa della quale uomini come lui potevano e dovevano essere secondo Guevara i catalizzatori, gli enzimi. Uomo pieno di contraddizioni, insomma, non santino, anche se a tratti il libro a cura di Alberto Filippi e Paolo Collo corre il rischio di scadere nell'agiografia, danneggiando con qualche dose eccessiva di zucchero prima di tutto la memoria di questo indomito sognatore guerriero. Tra tutti i brani dell'antologia, spiccano decisamente "Riunione" di Julio Cortàzar (un racconto adrenalinico dello sbarco della nave Granma a Cuba nel 1956, sotto il fuoco dell'esercito di Batista, e dei primi giorni nella Sierra Maestra) e "Anniversario" (8 ottobre 2467) di Edmundo Desnoes, che preconizza una società futura basata su una sorta di tecno-comunismo illuminato che non si sa se è più retrò o più cool.

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