Guida alla Roma ribelle

Un itinerario che attraversa tutti i quartieri di Roma (o quasi) alla ricerca di luoghi che siano stati teatro di qualche evento più o meno significativo nella storia della controcultura, dell'antagonismo, degli ideali libertari o rivoluzionari, oppure che abbiano dato i natali a personaggi importanti in ognuno di questi ambiti. Le tappe sono decine, impossibile ricordarle tutte: la  statua di Giordano Bruno eretta in Campo de' Fiori durante la Repubblica Romana nel 1849, abbattuta al ritorno del Papa Re e ricostruita nel 1889 grazie all'opera di un comitato che comprendeva Victor Hugo, Michail Bakunin ed Herbert Spencer; il grande asino con le ali dipinto nel 1976 da festosi occupanti al grido di “Riprendiamoci la città” sulle pareti di un palazzo abbandonato del lungotevere Tor di Nona; il piazzale di Porta Pia in cui l'11 settembre 1926 il giovane anarchico Gino Lucetti lanciò una bomba a mano sull'automobile di Mussolini; il “Ponte di ferro” su cui nell'aprile 1944 vennero fucilate dieci massaie colpevoli di aver assaltato un mulino in cerca di pane e farina per sfamare le loro famiglie. E tanti, tanti altri luoghi-simbolo...
La fama di città indolente e sorniona che circonda Roma è ingenerosa e soprattutto ingiustificata. Sin dall'antichità luogo di poteri assoluti e arbitrio, è simmetricamente luogo di ribellioni più o meno riuscite, di fermenti e sberleffi. Un laboratorio  politico e sociale vivo e vitale sotto una patina di cinismo e disincanto che spesso è solo un modo di nascondere il dolore. La Voland – dopo le guide simili dedicate a Parigi e Barcellona – prosegue in questo tour “contro” delle capitali europee e lo fa con un volume interessante e appassionato che è perfetto soprattutto per i giovani per aiutarli a scoprire le storie nascoste dietro una piazza, un monumento o una targa di marmo che si guardano tutti i giorni senza vederli davvero. Due unici nei: le stile un po' Tripadvisor quando si fa riferimento ai ristoranti e il trattamento sgradevole riservato ai luoghi garibaldini di Monteverde, inseriti brutalmente alla voce “Trastevere”.

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