Guitar army

Guitar army
Quando nasce nel 1941, primo di tre fratelli, John Sinclair come tutti non sa. Quello che lo aspetta, quello che sarà. Siamo a Detroit, la Torino degli Usa, città-fabbrica per eccellenza. Non a caso il padre ha sempre lavorato nell'industria automobilistica mentre la madre ha avuto la fortuna di studiare e poi insegnare, ma certo non è una vita indimenticabile la sua, con tre figli da sfamare anche se gli Usa sono vittoriosamente in guerra e c'è molto lavoro. John cresce come gli altri, un bambino normale, plasmato dalle abitudini educative di quella nazione sconfinata. All'improvviso un giorno, col semplice girare la manopola della radio casalinga, enormi praterie di sogni e  di novità si aprono sterminate di fronte all’adolescente ed ancora ingenuo John Sinclair. Riff, ritornelli, ritmi, timbri, vocalità. Spinto dell'energia sprigionata dalle nuove sonorità lui e migliaia di suoi coetanei cominciano a ballare sul mondo. La vera chiave di volta, il vero messaggio che accomuna tanti giovani come John  e li indirizza verso il sogno di un mondo “altro” è così la musica, il rock and roll nella sua più vasta accezione onnicomprensiva e onnivora. John cambia pelle, cervello, vita. Nel frattempo, da giovanissimo, John elabora i suoi personali karma esistenziali. Amore libero, dilatazione della percezione attraverso l'uso incontrollato di sostanze stupefacenti, abolizioni dei più tradizionali punti fermi della democrazia occidentale più ricca, quali la proprietà privata ed il concetto comune di famiglia e tradizione. Niente male, per molto meno si passa per ribelli. Intanto il tempo corre e trascina via il buon John, proiettandolo di colpo, da giovanissimo, negli Usa di fine anni sessanta, nazione come molte altre occidentali attraversata e se vogliamo ribaltata dal ciclone universalmente noto come “Sessantotto”. Che in realtà oltre oceano nasce prima, con la rivolta all'università di Berkley, ma sono dettagli. Travolto e coinvolto dall'ansia non più repressa di cambiamento, Sinclair non si lascia pregare e assieme ad altri compagni d'avventura fonda il movimento delle Pantere bianche, ovvero quel movimento dei “visi pallidi” che si riprometteva di affiancare concretamente la lotta di più vasta portata sociale e dai risvolti politicamente più radicali delle Pantere Nere, che erano nate per affrancare, costi quel che costi, la comunità nera americana da secolare schiavitù. Le Pantere bianche furono al centro di comportamenti irriverenti e scandalizzanti la maggioranza silenziosa e benpensante, un movimento antagonista a lungo avversato nella America post kennedyana ed ammorbata dal disastro Vietnam. Arriveranno poi gli MC5, gruppo definito proto-punk che incendiò le lisergiche serate delle comunità di quelle parti e che furono affiancati, sorretti, guidati da Sinclair per pochi indimenticabili mesi. E venne poi la repressione, quella conservatrice, con John ingabbiato per un paio di spinelli, un aperitivo, per i suoi consumi abituali. E poi le proteste, le manifestazioni, Lennon che canta per Sinclair, il sogno di vittoria e l’inevitabile sconfitta...
Anni e inni stravolgenti, atteggiamenti istrionici e fuori da qualsiasi convenzionalità e stereotipo, per questo leader di un’ala estremista del ben più vasto e variegato mondo hippie. Ma da noi certo oramai assimilati come utopistici e velleitari. Non un’ autobiografia in senso stretto e canonica, ma un reportage quasi fotografico e a random, un manifesto, una testimonianza a volte puerile, a volte coinvolgente, a volte schizofrenicamente delirante. Ma pur sempre un ineccepibile documento di un momento storicamente importante ed una voce emblematica di quegli anni, voce che oggi stonata canta ancora  alla libertà e all’antimperialismo ma in esilio forzato e nello stesso tempo voluto, in nome di una impagabile coerente incoerenza.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER