H dalle sette piaghe

H dalle sette piaghe

Alla fine lo trascina in un cinema porno. L’aveva già notato in precedenza. Anche Alessandro voleva portarlo qui, una volta. “I cessi di architettura vuoti, mai successo prima, giuro”, dice. “Solo quel ragazzino. L’hai visto? Neanche diciott’anni, che credi? Quello lì non è mica uno studente. A volte i luoghi di battuage possono essere deludenti, ma qui è sempre pieno di gente. Vedrai”. Buio. Aria umida. L’atmosfera è decisamente diversa da quella che si respira tra le corsie e gli scaffali della libreria Feltrinelli, diversa sembra anche essere la tipologia, comunque varia, di persone. Massimo lo porta sul fondo della sala. E continua a raccontare: “È qui che ho beccato un tipo la prima volta. È la mia zona fortunata. Un vigile urbano, trentanove anni, sposato”. A turno tutti i presenti girano loro intorno, alcuni accendono una sigaretta proprio davanti alle loro facce per fare un po’ di luce. Altri si collocano sulla loro orbita, maneggiandosi vistosamente i rigonfiamenti fra le gambe, oppure temporeggiano guardandosi intorno. Il film è in tedesco. La sequenza delle azioni è quella classica dei porno etero. L’estetica della doppia penetrazione, poi, denuncia devianze inconfessate. La donna è solo un mezzo, un tramite, il terzo, sono gli uomini che si sfiorano, è come penetrarsi a vicenda, contemporaneamente, come penetrare sé stessi attraverso lo specchio. Per un attimo Héctor pensa a lui e a Emanuele in quella posizione, una congiunzione perfettamente simmetrica: carne palindroma…

L’esergo, che suggerisce con la citazione di un altro autore l’interpretazione da dare al libro che si sta per leggere, è in questo caso più chiaro che mai: Ariase Barretta sceglie tre pensieri, attribuiti rispettivamente a Kurt Cobain, Veronica Lake e Nietzsche. H dalle sette piaghe ‒ ricordando già nel titolo l’epiteto della Madonna dei sette dolori, parafrasandolo però, e completamente sovvertendolo ‒ è infatti un libro che mescola costantemente, attraverso una scrittura davvero originale e magistrale, l’alto e il basso, il pop, i cliché e la filosofia, gli aspetti lirici e quelli seccamente volgari e crudamente disturbanti, sviluppando una storia a tratti onirica e visionaria di sempre maggiore abiezione, masochismo e ossessione come un blasfemo rosario, tra misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, una corona ciclica di martìri, una via crucis della dipendenza. Héctor, bellissimo e puro, prende una borsa di studio che dalla Spagna lo porta a Napoli per poter stare accanto all’uomo che ama, splendido, ricco, sofisticato, un docente universitario di teologia che ovviamente non può dire nulla e quindi lo nasconde, ha un’apparenza ineccepibile ma in realtà la sua anima è nera e corrotta, e tiene in pugno, usa il ragazzo. Che nel frattempo comunque conosce anche un altro giovane che lo introduce alla realtà omosessuale clandestina di una città, la Napoli del 1999, a cavallo del nuovo millennio, che sembra sorniona ma in realtà cela numerose sorprese, ricostruita dall’autore in modo credibile.



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