Hanno rapito Alain Delon

Hanno rapito Alain Delon
Alain Delon non ha bisogno di presentazioni: è uno degli attori più amati della Francia, simbolo di decenni di cinema e modello dell’uomo “fascinoso”. Come direbbe qualcuno: bello e maledetto. Un’icona per una generazione che ha vissuto nel ricordo dei suoi film, dei suoi ruoli e interpretazioni. Personaggi entrati dentro il vero Alain Delon per comprometterne e contaminarne inevitabilmente le relazioni personali e la vita quotidiana. È talmente conosciuto e apprezzato, però, che, sorpresa, nessuno si accorge del suo improvviso rapimento. Tetsuko e Kaizuo, due ragazzi giapponesi, organizzano il celebre sequestro in maniera perfetta, in tutti i minimi dettagli, dopo un accurato studio di mosse, spostamenti e di tutto ciò che riguarda il divo. La casa dove Alain è prigioniero è stata pensata proprio per lui e diventa un microcosmo in cui si alternano le vicende, fuori dal resto del mondo, dei protagonisti. I rapitori, però, non hanno alcuna intenzione di chiedere il classico lauto riscatto per la vita dell’attore. Lo scopo del suo sequestro è molto più sottile e riguarda il suo probabile rapporto di paternità con Kaizuo. Tra le innumerevoli conquiste di Alain Delon, infatti, non poteva mancare il cuore infranto di una giapponesina, una delle tante illuse, adulata dal fascino “divino” della star. Come valeva per tutte le altre vittime, anche lei è stata abbandonata senza spiegazione, decidendo di ripiegare sull’amore sicuro e disinteressato di un uomo appartenente alla sua cultura, con il quale creare una famiglia, come ogni brava ragazza che si rispetti. Un solo dettaglio: il suo primo figlio ha lo stesso sguardo e gli occhi inconfondibili di una passione passeggera. Ecco il motivo del rapimento: il giovane Kaizuo deve scoprire se quel famoso attore francese è suo padre…
Il romanzo di Benjamin Berton si muove tutto intorno a una vicenda, quella della presunta paternità, che, anche se formalmente centrale, l’autore stesso relega in secondo piano, per scavare nella psicologia dei personaggi in maniera leggera, ironica e spesso divertente. Cosa sarebbe successo se Alain Delon fosse stato rapito? Una sorta di contrappasso in cui l’attore rievoca il suo passato quasi in maniera catartica, delle situazioni paradossali e un finale a sorpresa. Berton crea una commistione tra culture diametralmente opposte: quella europea e quella giapponese. Descrive alcune usanze, i modi e le tradizioni di due mondi che poi tanto paralleli non sono. Non lo sono a proposito di sentimenti, non lo sono a proposito di “sentire”, né se pensiamo conflitti interiori dei personaggi, sempre in bilico tra detto e non detto, tra fare e non fare. Natsuko, Kaizuo e Alain vivono in maniera diversa un viaggio metaforico nella loro psiche, formalmente incorniciati da una situazione “forzata” quale è quella del sequestro. Con uno stile piacevole, snello e semplice, l’autore ci presenta un Alain Delon forse mai esistito (oppure molto vicino a quello reale?), ormai intrappolato negli stilemi dei grandi e celeberrimi personaggi che ha interpretato durante tutta la sua vita e dei quali preleva, con tanto di copyright (geniale la resa grafica) delle espressioni ormai catalogate e indicizzate, degli atteggiamenti e dei cliché. Per tutto il romanzo seguiamo il paradosso, una storia fuori dagli schemi, per arrivare a una fine, per usare un termine infinitamente usurato, quasi postmoderna. In bilico tra sogno e realtà, tra reale e virtuale, tra apparenza ed essenza, ci divertiamo seguendo i pensieri di un Alain Delon invecchiato, burbero e stizzoso. L’immaginazione si spinge oltre, sfumando i contorni tra verità e fantasia, a volte troppo vicine. Talmente tanto da influenzarsi l’una con l’altra.

 

 

 

 
 
 
 
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