Hanno tutti ragione

Tony Pagoda, alias Tony P, capelli rosso mogano “un po’ alla Silvan, da maniaco”, Ray-Ban azzurrati, quarantaquattro anni feroci e carichi di esperienza alle spalle, cantante da night, cocainomane, rubacuori incallito, napoletano cresciuto a vico Speranzella. Accanto a lui, leader indiscusso della musica neomelodica partenopea degli anni Ottanta, la sua band, una sorta di seconda famiglia: Rino Pappalardo, Lello Costa, Gino Martire, Titta Palumbo, il loro manager Jenny Afrodite e Mimmo Repetto, maestro indiscusso di Tony. In volo libero da New York - al cospetto di Frank Sinatra - ad Ascoli Piceno, passando attraverso i problemi della quotidianità napoletana, Tony P attraversa il mondo, la sua vita, con leggerezza, ironia e cinico disincanto, mantenendo costantemente il ritmo: “tutti i sentimenti della vita scaturiscono da questo segreto: il ritmo delle cose. E ci vuole pochissimo per mancare l’amore, quando le cose si dispiegano troppo lente o troppo veloci”. Ed è proprio l’amore che Tony P canta, l’amore che dovrebbe cambiare la vita delle persone, ma neppure lui ci crede così tanto perché “quello che le canzoni non dicono è che pare che l’amore stia sempre un po’ più in là di dove siamo noi”. Al termine di una tournée in Brasile, Tony prende una decisione: lasciarsi tutto alle spalle. Resta in Sudamerica, abbandona moglie e figlia, amanti sparse ovunque, si allontana dalla frenesia, dai fasti della sua vita, rimane solo con se stesso a ricomporre i pezzi della sua esistenza, del suo amore terminato con Beatrice che ancora non riesce a cancellare dalla memoria. Trascorre quasi vent’anni tra Rio e Manaus, fino a che un imprenditore sessantenne, ricchissimo, non riuscirà a convincerlo a tornare in Italia, a ricominciare a cantare per lui, a far parte del suo entourage...

Hanno tutti ragione è il romanzo d’esordio di Paolo Sorrentino, regista acclamato in tutto il mondo per “Il divo”. La sua scrittura è asciutta, lo stile è semplice e diretto, colloquiale, grazie all’uso di una forma linguistica che sapientemente riesce a mescolare forme e modi dialettali partenopei all’italiano. Tony P diviene ben presto nostro amico: le sue riflessioni sul mondo, sulla complessità dei sentimenti, sulla vita, sono disarmanti e allo stesso tempo dissacranti, ironia e sarcasmo sono dosati alla perfezione. Sorrentino apre ogni capitolo con una citazione di una celebre canzone italiana, quasi a rendere omaggio alla cultura pop, più volte bistrattata (e altrettante celebrata), canzoni senza tempo che restano nella quotidianità di ognuno di noi e che riescono ancora a comunicare con semplicità le verità più profonde dell’esistenza. “Ho ancora una possibilità, una vita, un futuro. Ho ancora tanto da dire e da provare. Mi sono rimesso al mondo e questo non ha più intenzione di deludermi. La piego io questa vita che non vuole piegare me. Diceva più o meno così la collega della quale non riesco a ricordare più il nome adesso”. La vita che conduce Tony P è sempre alla ricerca di un nuovo orizzonte, di una nuova e diversa prospettiva. Sorrentino ci regala un personaggio vulcanico che crede che la vita vada vissuta tutt’ad un fiato nonostante le difficoltà: “Chi l’ha inventata la vita? Un sadico. Fatto di coca tagliata malissimo”.



 

 

 

 
 
 
 

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