Hanoi

Hanoi
Rigirando distrattamente tra le mani un elefantino di pietra verde il medico stava dando a David la più dura delle sentenze, elencando una serie di possibili cure che al massimo avrebbero potuto allungare di qualche mese la sua esistenza, giunta ormai al capolinea nonostante avesse superato i trent’anni non da molto. Una di quelle sentenze che in un attimo spazzano via ogni cosa, una folata d’aria e il castello di carte precipita rovinosamente. Lisa, la sua fidanzata, si era rimessa da un po’ con il suo ex, dopo aver più volte criticato David per la sua mancanza di ambizione, per il suo accontentarsi di quel lavoro come commesso in un negozio di materiali edili, con una famiglia disastrata alle spalle di cui non restavano che lontani cugini, da qualche parte. E poi Alex, mezza vietnamita e mezza americana, al lavoro nel negozio di alimentari di Trung, che le chiede sempre di indossare un sorriso come se facesse parte della divisa di lavoro, anche quando sorridere non è affatto facile, col pensiero che vola a Bruno, suo figlio, che crede che Max sia solo un cugino e non suo padre…
Adriana Lisboa torna con la poesia e la soavità di cui è capace a raccontare storie di uomini e donne fragili, sospesi tra la propria esistenza e quella di famiglie complesse, emarginate, fatte di clandestini e di immigrati che faticano a trovare il proprio posto in un’America piena di contraddizioni. Lo fa con maestria, collocando i suoi personaggi all’interno di cornici storiche ben precise nelle quali si muovono, vivono e respirano. Dopo Sinfonia in bianco e Blu corvino la Lisboa si sposta con Hanoi lungo l’asse “Nord-Sud e Oriente-Occidente: Stati Uniti-Messico-Brasile/Stati Uniti-Vietnam”, riproponendo due temi difficili, lo sradicamento e l’essere in transito, che tratta con coraggio e bravura, dando vita a personaggi e storie difficili da dimenticare.

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