Herta Müller - Un incontro italiano

Herta Müller - Un incontro italiano
Premio Nobel per la letteratura 2009, Herta Müller è una autrice ancora poco conosciuta in Italia. Benché abbia scritto moltissimo, sono poche le sue opere pubblicate nel nostro paese. Il romanzo più recente, Il paese delle prugne verdi, è edito da Keller, altri suoi libri sono stati pubblicati da Marsilio (In viaggio su una gamba sola), Editori Riuniti (Bassure) e Sellerio (Lo sguardo estraneo). Divisa fra due lingue e due culture (quella tedesca e quella romena), rifugiatasi in Germania per sfuggire alla dittatura di Ceausescu, Herta Müller trova ora un giusto riconoscimento internazionale che la fa uscire dalla marginalità di una appartenenza etnica (e di una letteratura) di cui, a torto, s’è fino ad ora parlato pochissimo. Herta Müller è originaria del Banato, regione romena che nel 1718 entra a far parte dell’impero asburgico. I tedeschi cominciano da allora a popolare quei territori e la colonizzazione, fra alterne vicende, va avanti fino al 1919, quando le comunità tedesche di Romania votano favorevolmente alla adesione con Bucarest. Ma nel paese il clima comincia a cambiare negli anni trenta, con la nascita di organizzazioni filonaziste e l’affermarsi del nazionalsocialismo. Quando nel 1947 nacque la Repubblica Socialista Rumena, anche i rumeno tedeschi, come tutto il popolo germanico, furono accusati dai comunisti di “colpa collettiva”. Quella minoranza viene deportata nei campi di lavoro in Unione Sovietica. Le cose non migliorano con la salita al potere nel 1965 del dittatore Nicolae Ceausescu. Negli anni 70 la svolta repressiva è durissima: per la minoranza tedesca non c’è più futuro, l’obiettivo era la Nazione romena, omogenea e socialista. In quegli anni Herta Müller (unica donna) inizia la sua militanza politica nel Gruppo d’azione del Banato, un circolo politico-culturale di giovani intellettuali che pubblicavano i loro scritti in riviste letterarie. Con quei testi sfrontati, combattivi e anticonformisti, sempre in lotta con la censura imperante, la Müller ottiene i suoi primi riconoscimenti letterari. Negli anni ottanta le sue opere cominciano a circolare anche a Berlino ovest e nel 1987 le viene finalmente dato il permesso di espatrio. La scrittrice si trasferisce definitivamente in Germania dove, pur dedicandosi all’insegnamento universitario, continuerà a scrivere libri che parlano dell’oppressione del suo popolo…
La giornalista Gabriella Lepre (Giornale Radio Rai), laureatasi proprio con una tesi su Herta Müller, dà ora alle stampe una intervista realizzata con la scrittrice nel 1989 a Villa Massimo a Roma, sede dell’Accademia tedesca. Ben lungi dal sapere che sarebbe diventata in futuro un autore da Nobel, la Müller racconta all’intervistatrice il buio e la speranza dei suoi anni rumeni, la paura della securitate, i temibili servizi segreti, la lotta con la censura in un regime retto da un dittatore analfabeta, occupato a dipingere gli intellettuali come dei decadenti perdigiorno. Ci spiega, attraverso le sue personali esperienze di vita, i temi di cui sono fatti i suoi romanzi: esilio, guerra, amore, amicizia, dolore e morte. Emerge anche una forte affinità con l’Italia, dove l’autrice ha soggiornato per un anno, e la sua vicinanza ad autori come Levi, Pavese, Calvino. Ancora, la sua visione del ruolo politico e sociale dello scrittore, la forte emozione provata con il crollo del muro di Berlino e la cocente delusione per la classe politica romena, incapace di far rialzare il paese dopo la rivoluzione che portò alla distruzione del regime di Ceausescu, sostituito da vecchi funzionari di partito che, certo, non fanno soffiare sulla nazione il tanto agognato “vento di cambiamento”. Un volumetto agile, arricchito da note puntuali e un utile indice dei nomi, che permette ai lettori italiani di approfondire la conoscenza con la vita e la poetica di un premio Nobel ancora tutto da scoprire.

 

 

 
 
 
 
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