Hitchcock e la vertigine interpretativa

Hitchcock e la vertigine interpretativa
A metà degli anni Cinquanta, mentre in Francia la critica cinematografica si divide in pro e anti Alfred Hitchcock, la critica angloamericana si dimostra ancora piuttosto fredda nei confronti del regista, nonostante i riscontri di botteghino sempre positivi. Forse colpa del genere thriller, ritenuto troppo ‘basso’. È solo nel 1965 che si rompe il ghiaccio ed esce un primo libro in inglese, Hitchcock’s film, ad opera del critico Robin Wood, che apre in maniera retorica, ma decisa: “Perché dovremo prendere Hitchcock sul serio?”. “Vertigo” è cosiderato da Wood il film principe di tutta la filmografia hitchcockiana nonché annoverato nel quintetto dei capolavori cinematografici mondiali. Numerosi gli elementi da scardinare: dagli amanti che si baciano sott’acqua, alla contrapposizione tra antico e moderno, al senso di vertigine (“Vertigo”, appunto il titolo del film) che non è da intendersi soltanto come paura del vuoto . Adesso la strada è aperta. Con gli anni Settanta e i critici americani sembrano svegliarsi dal sonno che li assopiva. La critica si riempie di testi più o meno autorevoli, molti caratterizzati dal collegamento tra vita privata di Hitchcock e i temi trattati nei film. Il contributo di Rothman del 1982 mette in luce un più ampio tecnicismo, in cui diversi film vengono spezzettati quasi fotogramma per fotogramma allo scopo di evidenziare ciò che l’occhio guarda. E con gli anni Novanta arriva una pioggia di rivisitazioni, qualcuna un po’ troppo forzata, come se anche il critico, non solo lo spettatore restasse vittima dei molteplici punti di vista che emergono dopo la visione di uno dei fil del “maestro della suspence”: tutta colpa della vertigine interpretativa…
Sandro Fogli, regista toscano, classe 1973, con Hitchcock e la vertigine interpretativa è al suo esordio come saggista. Ha capito che il cinema sarebbe entrato nella sua vita da bambino: aveva 8 anni quando rimase stregato da un’affascinante Grace Kelly ne “Il delitto perfetto”. E poi suo nonno girava filmini in 8mm, quindi chissà, qualcosa di cinematografico era già nel suo DNA. Una passione dunque innata, che trova il suo culmine letterario in un saggio che ha come filo conduttore un celebre libro-intervista di Truffaut, colui che riuscì a far rivalutare dalla critica americana i lavori di “Sir Alfred” - così lo nomina Fogli, ad evidenziare tutta la sua stima e ammirazione. Hitchcock e la vertigine interpretativa è destinato a tutti coloro che sono appassionati di cinema, ma non necessariamente agli esperti di settore: lo stile di Fogli, infatti, tende a interloquire con il lettore e non è solamente illustrativo. Oltre alla ricchezza di tecnicismi, si mira anche ad un’analisi delle emozioni dello spettatore di fronte lo schermo: vi site mai chiesti perché la famosa scena della doccia in “Psyco” ci spaventa talmente tanto da farci trattenere il respiro e sbarrare (o chiudere) gli occhi? Qui c’è la risposta che cercate.

Leggi l'intervista a Sandro Fogli

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