Ho amato un manipolatore

Ho amato un manipolatore
Caroline è una giornalista e la sua vita cambia quando incontra Julian Jones, bello e maledetto, cantante dall’atteggiamento timido ma dalla voce forte e imponente. Un’attrazione immediata, degna del classico colpo di fulmine, e un’affinità imprevista, dall’intensità mai conosciuta. Caroline non sa che, proprio nel momento in cui ha incrociato lo sguardo profondo di Julian, ha innescato l’inizio di un incubo, sotto le mentite spoglie di una relazione perfetta, simbiotica, e forse proprio per questo malata. Come ogni storia d’amore che si rispetti, anche quella tra Caroline e Julian all’inizio sembra perfetta, mai avara di attenzioni, piccoli gesti e momenti idilliaci. Tuttavia i problemi iniziano presto, quando Julian mostra un lato della sua personalità imprevedibilmente irascibile. Per Caroline è difficile rendersi conto della gravità del problema, del fatto che non si tratti solo di sfumature evidenti esclusivamente in delle situazioni di tensione. Non sarà facile ammettere che Julian, l’uomo che ha amato e che continua ad amare con tutta se stessa, nasconda una patologia, un disagio legato alla propria personalità. Un problema sottovalutato e non riconosciuto diventerà sempre più grave ed evidente. Caroline e Julian si sposano, convivono, viaggiano, condividono la normalità del vivere quotidiano ed è proprio in quel momento che tutto prende forma. I sospetti di una relazione “malata” tra Julian e la madre, gli scatti d’ira improvvisa per delle sciocchezze, le reazioni spropositate, una necessità impellente di conferme. Fino alle percosse e alle accuse insensate, che in realtà nascondono dei problemi e delle mancanze che appartengono proprio all’uomo. Tutto quadra. È una storia d’amore che si trasforma nel tentativo, da parte di Caroline, di fuggire da un uomo dissociato, vittima di un’infanzia e di una famiglia altrettanto fuori dal normale, bisognoso d’amore ma incapace di darlo nella giusta maniera. Sarà la nascita di sua figlia, con tutti i problemi e i pericoli che ne seguiranno, a portare Caroline a risvegliarsi e a riprendere in mano la sua vita, sacrificata per anni nel tentativo di celare una terribile realtà: aver sposato un manipolatore…
Caroline Bréhat racconta la storia della sua vita e del suo travaglio interiore nel romanzo autobiografico che suona come un monito per tutte le giovani donne. Quelle stesse donne che non hanno avuto e non hanno ancora il coraggio di ammettere, prima a se stesse e poi agli altri, di convivere con un problema che le sovrasta: un compagno ingombrante, senza limiti né regole. Ho amato un manipolatore è indubbiamente la storia di molte Caroline, cieche di fronte a un sentimento ingiustificabile per una persona che li maltratta, le ferisce fisicamente e psicologicamente. Molte volte dietro degli atteggiamenti, delle espressioni, dei gesti e dei toni c’è molto di più della rabbia episodica. È quello che molti psichiatri definiscono come sindrome da manipolatore, ovvero una persona apparentemente e inizialmente affabile, che riesce ad abbindolare con qualche parola o gesto, per poi rivelarsi l’esatto l’opposto. Dietro questa patologia, riconoscibile attraverso alcuni segnali concomitanti, si nasconde un disagio più diffuso di quanto si pensi, dal quale le vittime devono avere il coraggio di scappare e contro il quale solo le cure mirate di uno specialista possono sortire degli effetti. Caroline Bréhat si fa portavoce di chi non ha la possibilità o la caparbietà di riconoscere un problema serio, di chi cela una grave patologia e soccombe alle angherie di un partner effettivamente malato. L’autrice parla in prima persona, ma acquisisce la voce di tutte le donne maltrattate, degli uomini vittime delle compagne. Con un linguaggio secco, spesso scomodo, ma tremendamente schietto e chiaro, Caroline ci racconta la sua storia, che, come detto, è quella di molte donne, con l’unica differenza che, almeno lei, ha finalmente avuto il coraggio di denunciare. Solo così, infatti, è possibile salvare la propria vita.

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