Ho così poche parole

Ho così poche parole
Una madre ferma in auto nel piazzale della stazione aspetta il ritorno della figlia ed intanto osserva e commenta il paesaggio triste che la circonda. Altissimi pini incastonati come antiche gemme in uno dei peggiori sobborghi della periferia napoletana, mentre studenti arresi a vivere in quelle condizioni rincorrono un autobus che li riporti a casa… Il direttore di un ufficio ha deciso d’installare una telecamera per capire chi dei suoi dipendenti gli ruba i soldi dalla cassa. L’occhio freddo e distaccato del macchinario rivela al padrone intimità logoranti, storie amorfe di persone che rubano somme di denaro per risolvere i piccoli casini del quotidiano. Svelando in questo modo il grigiore esistenziale dei suoi dipendenti… Bozena quella mattina è irrequieta, si reca a casa della sua “padrona” come ogni giorno per fare le pulizie. Ma quella notte il marito non è tornato a casa e lei è preoccupata, non riesce a non pensare alla sua solitudine, e all’oblio nel quale sta per entrare la sua misera vita… Quattro ragazzi affascinati da un vecchio film sulla Romania decidono di intraprendere un lungo e avventuroso viaggio attraverso questa terra poco conosciuta. S’imbatteranno nelle milizie di confine, combatteranno con la povertà estrema di un popolo che ancora deve essere liberato dal giogo asfissiante della peggiore politica. Il viaggio non va come prospettavano e saranno costretti a sopravvivere con il terrore di essere fraintesi, di non essere capiti in una nazione in cui nessuno parla inglese. Arrestati mentre cercano di uscire dalla Romania, trattati come reietti, non vedranno l’ora di ritornare in Italia…
Al suo secondo lavoro Gigliola Izzo ha raggiunto una maturità e un suo stile definito. In un qualche fumoso jazz club lo chiamerebbero groove, e potrebbe essere riconoscibile tra mille. La scrittrice costruisce diverse storie e in poche pagine riesce a caratterizzare un personaggio e la scenografia attraverso la quale egli vive. Le protagoniste dei racconti sono donne, donne normali, disoccupate, stressate, madri e combattenti. Le loro fisime sono reali, situazioni che appaiono vere forse perché in queste vicende c’è anche qualcosa di autobiografico. Ognuna di loro è pervasa da paure, ognuna è caduta e cerca di rialzarsi. I personaggi prendono forma in poche righe, circondati da una marea di comparse che in qualche modo influiscono sulla trama del racconto. La difficoltà di scrivere una raccolta di racconti è quella di inventare tante microstorie che siano però credibili. Che abbiano un inizio e una fine, che diano al lettore il tempo di affezionarsi ai protagonisti, alle loro vite e i luoghi che essi frequentano. Tutto ciò deve essere fatto in poche pagine, senza lasciare nulla al caso. L’autrice in questo libro è riuscita nell’intento di farmi arrivare all’ultima pagina, di intrigarmi. Lo squallore di vite vissute in periferie e sobborghi napoletani è trattato con distacco tipico di chi non vuole esprimere un parere ma vuole semplicemente presentare la realtà dei fatti. La quotidianità delle protagoniste è spiattellata ai lettori senza fronzoli ricordando le storie semplici che qualche anno fa descriveva con quel suo indistinguibile mood un certo Raymond Carver.

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