Ho danzato sulle rovine

Ho danzato sulle rovine
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Milana è una ragazzina che va a scuola, scherza con i compagni, frequenta una madrasa (scuola coranica) insieme alla cugina e ascolta i ragazzi che durante le pause pregano, divertendosi a distrarli. Sogna il vestito da indossare per il ballo di fine anno, fantastica su come pettinarsi, che rossetto mettere. Ma Milana è una ragazzina cecena, e siamo nel dicembre del 1994: non ci sarà nessun ballo, nessun fine anno scolastico, né libri da leggere. Scoppierà invece una guerra sanguinaria, una guerra che spazzerà via i sogni di una generazione intera. L’immagine notturna di un gruppo di donne che pregano la dea dell’acqua si imprime nella sua mente, Milana si chiede se Allah consideri peccato quel rito pagano e se quella disperata richiesta affidata al cielo possa essere udita, ma soprattutto ascoltata, esaudita, se lo chiede per tutta la notte con gli occhi sbarrati puntati sul soffitto. La guerra le cambia radicalmente la vita: la sua casa all’inizio diviene un punto di ritrovo per parenti sfollati, poi il luogo da cui fuggire. Sarà costretta infatti a lasciare Orechovo, l’amata città natale, per sfuggire all’arrivo delle forze russe. Da qui inizia un racconto intenso dei fatti: dalla soffocante e sconvolgente esperienza nelle cantine di Groznyj, alle tante rinunce che dovrà affrontare, alla paura, la violenza, ma anche il coraggio per affrontare ogni cosa, compreso il suo bisogno di andare all'università a dispetto dei rischi. Poi ancora la drammatica fuga sotto i bombardamenti, i 'campi di filtraggio', le epurazioni e la partenza per Parigi, fino al ritorno in Cecenia...
Ho danzato sulle rovine è il racconto fedele di un preciso, drammatico momento storico, raccontato con semplicità e disincanto. Stupisce per i toni sempre pacati, senza invettive, senza retorica né facile moralismo. Lontano dai luoghi comuni, fotografa il dolore e la disperazione di un popolo, ma anche il suo coraggio, la sua forza. Tramite la narrazione di alcuni episodi-chiave o racconti affidati ai protagonisti riusciamo ad ascoltare più voci di uno stesso coro. Non c’è tra queste pagine volontà didattica né propagandistica su un conflitto che dura da secoli, ci troviamo di fronte ad un’istantanea quasi documentaristica di una realtà ancora poco conosciuta o relegata ai margini dai mass media occidentali come se fosse una guerra di serie B, raccontata con garbo dalla giornalista che oggi Milana è diventata, riuscendo nel suo intento di dare voce al suo popolo combattendo per la sua libertà.

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