Ho fatto giardino

Ho fatto giardino

"Ci sono uomini che attirano le donne perché sono magnaccia. Ci sono uomini che attirano le donne perché sono magnati. Ci sono uomini che attirano le donne perché sono magneti". Alla vigilia del suo quarantesimo compleanno, Lazzaro Santandrea riceve un invito a Nizza da parte del suo vecchio amico Max, un rocker attempato rifugiatosi prudentemente oltralpe per oscure beghe legali. Qui Max - che si fa chiamare monsieur Ger - gestisce il Trottoir, un locale a metà strada tra un pub e una galleria d’arte, e passa il tempo a litigare con la sua compagna Mara. Via sms, per non svegliare loro figlia, la piccola Marlowe (Mar + Love). A Nizza Lazzaro fa anche la conoscenza di Albert Deveraux, brillante matematico paraplegico infelice per amore, e con lui stringe una istintiva amicizia. Non sa, il buon Lazzaro, che le cose stanno per crollargli addosso...

Ancora Lazzaro Santandrea, ancora Andrea G. Pinketts: una dose da cavallo, stavolta. Un flusso psicotropo di parole che ci trasporta in una terra di nessuno al confine tra commedia e noir, il feudo di un re affabulatore-funambolo che ci sottopone ad una vera valanga di doppi sensi, giochi di parole, freddure, allitterazioni, iati, citazioni, rimandi, cazzate. Sotto i quali, ben in profondità, seppellisce un plot nero non privo di una aggraziata violenza su droghe potentissime e morti ammazzati. Per capirci: nel romanzo di Pinketts chi fa vita ritirata non sa dov’è la ritirata, i tipi affettati andrebbero fatti a fette, chi fa l’esca si sente un verme, etc. etc. Ogni tre righe una battuta così, prendere o lasciare. Se apprezzate il genere, un genio assoluto. Se non lo apprezzate, il mio (pardon, il vostro) regno per una motosega.



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