Ho taciuto

Ho taciuto
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Parigi. Claire è in carcere da molti mesi, ormai. L’indomani mattina ci sarà una nuova udienza, che decreterà i prossimi anni della sua vita senza possibilità di appello. Claire è in una cella di isolamento, per la sua stessa sicurezza. Il marito Antoine non ha più voluto vederla, dopo l’arresto. La sua avvocata è la sola persona a dimostrarle umanità, nonostante quello che ha fatto. Claire ha deciso che non sarà più lì, l’indomani. È la sola scelta possibile, la sola che le resta. Prende carta e penna e scrive la confessione che fino ad allora si era ostinata a tenere nascosta, anche alla sua avvocata: tutto inizia con lei e Antoine che le hanno provate tutte, per avere un figlio, ma il destino sembra aver riservato loro una frenetica, mondana e benestante vita a due. Tutto inizia quella sera, in cui Claire rientra da sola da una cena a casa di amici, Antoine è rimasto ancora un po’ con loro, si sta divertendo. Claire noleggia una bicicletta dal bike sharing e pedala fino a una strada trafficatissima, macchine che nonostante l’ora sfrecciano veloci e noncuranti di pedoni o ciclisti. Deve scegliere: o prova ad attraversare, rischiando di essere investita, o scende nel buio e deserto sottopasso che le garantirebbe di arrivare viva dall’altra parte. Claire scende, e laggiù un uomo, un senzatetto, sporco e puzzolente di alcol, le si avventa addosso con una furia che la lascia senza respiro…

Siamo brave a giudicare, vero? Sappiamo per certo cosa avremmo fatto al posto di Claire. Avremmo reagito, avremmo cercato di scappare a costo di rimetterci la vita. Poi avremmo denunciato, saremmo andate in ospedale o alla polizia o avremmo chiamato il numero verde creato appositamente per denunciare crimini come questo, perché quel mostro non facesse del male ad altre, perché se io denuncio darò il buon esempio e anche altre lo faranno. Siamo sicure che, al posto di Claire, ci comporteremmo così. Solo che a noi o alle persone a noi più care non è mai capitato nulla di simile, almeno per quanto ne sappiamo. Ne abbiamo sentito parlare al telegiornale, abbiamo letto i #metoo sui social network, ci siamo indignate. Leggiamo Ho taciuto e diamo a Claire della stupida perché ha ritenuto che portarsi addosso l’etichetta di pazza omicida sia un fardello meno pesante del portarsi addosso, per tutta la vita, l’etichetta di vittima. Perché la società che le ha concesso una bella casa, una carriera, un marito meraviglioso è la stessa che – se solo sapesse – le concederebbe più solo due cose: o sguardi di pena e compassione, o continui “se l’è cercata”. Mathieu Menegaux ha fatto un impeccabile lavoro di immedesimazione nella sua protagonista. C’è da chiedersi se un romanzo come questo sarebbe stato altrettanto impeccabile, scritto da una donna.



 

 

 

 
 
 
 

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