Ho un castello nel cuore

Ho un castello nel cuore

Cassandra Mortmain, come molte sue coetanee di diciassette anni, ha velleità letterarie che sfoga nel suo diario personale. Si siede sul lavandino della cucina, luogo forse non molto comodo ma sul quale trova ispirazione, e segue il suo sogno di diventare una scrittrice. Proprio come suo padre, autore ben noto per aver scritto un classico della letteratura anglofona, quel Jacob Wrestling nel quale alcuni critici sembrano ritrovare elementi a cui lui non aveva mai neanche pensato. Purtroppo, però, dopo questo grande successo è arrivato anche il “grande blocco”, che costringe tutta la famiglia a vivere in un castello diroccato e freddo del Suffolk, con pochi mobili e senza elettricità, a mangiare cavolini di Bruxelles e riso bianco e ad immaginare, come fa sua sorella Rose, di “sistemarsi” il prima possibile con qualche uomo facoltoso. Al quadro familiare occorre poi aggiungere Topaz, la matrigna: modella di ventinove anni, pallida e biondissima, presente con ben due quadri nella Tate Gallery di Londra, uno dei quali la ritrae nuda; e Thomas, fratello minore, allegro ma perennemente sottonutrito. La placida campagna inglese in cui vivono sarà scossa quando dall’America arriveranno i Cottons, ricchi proprietari della zona (castello incluso), con i loro figli Simon e Neil, tipi à la Henry James, quindi, innamorati dell’Inghilterra. E chissà: forse anche delle sorelle Mortmains…

Dodie Smith è sicuramente figlia di Jane Austen e in questo libro del 1948 l’influsso della grande scrittrice inglese è più che evidente. Cassandra, la narratrice e autrice del diario, è una ragazza dal carisma e dall’innata ironia, dalla prosa efficace e molto godibile, che potrebbe essere cresciuta a Northanger Abbey o in casa Bennet. Qui, certo, mancano i bei vestiti o i balli con mille pretendenti, ma l’Inghilterra è la stessa: rurale, idilliaca e molto stretta, quasi claustrofobica. Un romanzo decisamente femminile, dal sapore retrò e dalla narrazione delicata, forse non adatto a chi ha superato i vent’anni (ma perfetto per quelle che ancora si sentono ragazzine intrappolate in un maniero inglese e in attesa di un corteggiatore). Interessanti sono le differenze che emergono tra gli americani e gli inglesi, che soprattutto allora devono essere apparse alquanto marcate e non facilmente superabili. Per Neil Cotton, ad esempio, l’Inghilterra è uno strano giocattolo e mangiare pane e formaggio in una locanda è quanto di più “britannico” ci si possa aspettare. Benché Ho un castello nel cuore sia uno dei libri preferiti dai book club di mezzo mondo, l’autrice è più nota per il suo secondo romanzo, La carica dei 101, sicuramente grazie anche allo zampino di Walt Disney.



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