Ho una tresca con la tipa nella vasca

Ho una tresca con la tipa nella vasca

La love story tra la Sirenetta di Copenaghen e Gennaro, napoletano trapiantato in Danimarca… Noble art avanguardista del pugile artista Achille Bonito Oliva… Un misterioso e fascinoso individuo strega il pubblico della Festa dell’Unità con le sua straordinaria abilità nelle danze latino americane… Ascesa e caduta di Casa Pusher… La vendetta sul Natale di Natale, che non ha mai potuto sopportare il suo nome… Disabilità e grandezza scientifica e artistica… Una Morte bella di notte in cerca di amore per una Milano noir e ombrosa… L’amore tossico e disperato di Silvestro e Titti... Un regista desideroso di far rivivere il mito di Tina Trevisan, pluriomicida che in epoca fascista terrorizzò l’Agro Pontino… Una donna bella perennemente convinta di essere mostruosa… Dive anni ’30 e cinema dei telefoni bianchi… Indagini su misteriosi rapimenti di bambini perpetrati dalla famigerata Befana… Metafisica delle Miss e desiderio di poterle avere… Periferie vendicative e gioventù bruciata… La prima dolorosa e fatale sbandata d’amore del gigolò Rudy… Allestire e far funzionare un salone di bruttezza… Un omaggio a Osvaldo Soriano…

Diciassette racconti. Diciassette invocazioni alla musa di turno. Un solo autore: Andrea G. Pinketts. Difficile inserire in una corrente letteraria ben precisa questo cinquantaduenne milanese che in passato ha dimostrato di trovarsi a suo agio con ambientazioni noir e pulp. Qui però abbiamo un lavoro ben più completo, in grado di travalicare la letteratura di genere e rimodellarla secondo le scoppiettanti esigenze di questa irrequieta e guizzante penna. I racconti presentano tutti una piccola introduzione che spiega la ragione per cui Pinketts ha deciso di trattare di questo o quell’argomento. Egli ha diverse “tresche” e non solo amorose. Ha flirtato con passione col cinema (in Chi non muore si rispara) e con l’arte (A.B.O.), senza trascurare i chiaroscuri di una Milano metropolitana e tentacolare (Non so se vi spiego e La  fine del gioco della bottiglia); si è mosso sui sentieri della criminalità e della violenza scioccando col sorriso, in un modo che probabilmente non sarebbe piaciuto né a Chandler né a Hammett, ma chi se ne frega.  La narrazione è sempre frizzante e attenta a mantenere desta l’attenzione del lettore, mostrandosi ora satirica e grottesca, ora boccaccesca e polemica. Il continuo ricorso ai doppi sensi e al calembour, tratto distintivo di tutta l’opera, non annoia mai pur essendo utilizzato praticamente una volta ogni tre righe. Il labirinto di Pinketts funziona, ed è facile perdersi nei vicoli senza uscita di questa raccolta congegnata con mestiere e originalità.



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