Hollywood

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Lo scrittore Merle Miller una volta ha detto che a Hollywood la gente non fa che toccarti, non per amicizia, ma per vedere se sei abbastanza tenero prima di mangiarti vivo. Aveva ragione. Mi chiamo Eddie Jelko e faccio l’agente cinematografico, prevalentemente per sceneggiatori e registi. Ho praticamente smesso con gli attori perché penso che siano tutti pazzi, narcisisti, paranoici e privi di qualsiasi empatia. A dire la verità, non è che registi e sceneggiatori siano poi così diversi. Credo che il problema sia proprio nella grande famiglia disfunzionale dello showbiz, dove tutti sono ossessionati e terrorizzati dal proprio successo o dal proprio fallimento. La storia che voglio raccontarvi riguarda un mio cliente, Bobby Newman, e inizia in un giorno qualunque a uno dei tanti tavoli del Grill, il posto in cui pranzare se si vuole conoscere il sottobosco che conta di Hollywood. Bobby è il classico cocco di mamma proveniente da famiglia più che benestante, naturalmente portato per la lettura e la scrittura, tanto che sin da giovanissimo inizia a scrivere racconti sulle angosce adolescenziali. Successivamente, forte di una laurea alla scuola di cinema di New York, ecco aprirsi le porte della Città degli Angeli, e dopo un periodo alla Creative Artists Agency, si è fatto un nome come “salvatore” di copioni. Difficile credere che un soggetto del genere possa trovarsi coinvolto, insieme ad altri personaggi altrettanto improbabili, in una torbida vicenda di sesso, sangue e potere. O forse no?

Steven Bochco è uno di quelli che a Hollywood lavorano dietro le quinte ma il cui apporto è cruciale per il successo o l’insuccesso di un film o di una serie: anch’egli infatti, come il protagonista di questo suo primo, riuscito, romanzo, è uno sceneggiatore, e vanta al suo attivo serie famosissime quali Colombo, Hill Street giorno e notte e L.A. Law. Anche in Hollywood, la facilità disarmante nel tessere trame e sorprendere il lettore traspare limpida come acqua di fonte, e in un tripudio satirico sempre a metà tra il serio e il faceto, si ammicca ora al Bret Easton Ellis più mondano, ora al James Ellroy più nero, senza dimenticare gustosi riferimenti cinematografici (Omicidio a luci rosse e La finestra sul cortile su tutti). La vicenda coinvolge personaggi immersi fino al collo nell’universo paranoico e patinato della Città degli Angeli, in cui compromessi e accordi sottobanco sono all’ordine del giorno pur di raggiungere il tanto agognato successo. Si passa in un battito di ciglia da ricatti a omicidi, da infedeltà coniugali ad abusi di sostanze ma sempre con lo sguardo ironico di chi conosce il mondo dall’interno e non può fare a meno di constatare la sua insensata normalità. Piacevole riscoprire questo libro proprio in concomitanza con lo scandalo Weinstein, che sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora in cui la parola d’ordine è “non chiedere, non dire”.



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