Hollywood memories

Hollywood memories

1973. È sera, piove a dirotto. Allison Wright parcheggia alla bell’e meglio la sua Chevrolet blu metallizzato ed entra nel pub irlandese di una cittadina di provincia. “Mi scusi, cercavo il signor Henry Vodder”, chiede con garbo. Il vecchio barman le risponde come risponde a tutti quelli che entrano nel suo locale per porgergli la stessa domanda, vale a dire: “Qui non c’è nessuno con quel nome”. Ma Allison non si dà per vinta. Quella è la sua grande occasione per entrare a “Variety” come giornalista. E Allison vuole entrare a fare parte della redazione di quel settimanale più di ogni altra cosa. Il direttore è stato molto chiaro: “Si procuri un registratore e mi porti il nastro con un’intervista a Henry Vodder”. Vallo a scovare. Henry Vodder è un vecchio attore famoso che da tempo si è ritirato dalle scene, non si fa trovare e sopratutto non concede interviste. Ma Allison è cocciuta e in un modo o nell’altro riesce a stanare lo schivo Vodder. E in un modo o nell’altro finisce a casa sua e, prima che possa rendersene conto, le sue mani infilano nella borsetta un manoscritto che troneggia sulla scrivania: Hollywood memories. Autobiografia di Henry Vodder. Il lavoro a “Variety” non è mai stato così vicino...

Realtà e finzione si fondono in questo romanzo in modo sapiente e azzeccato. Da una parte hollywood, o più in generale lo show-business, con i suoi lustrini, le sue feste, i suoi film e i suoi attori. Dall’altra New York o più in generale gli Stati Uniti, con la loro storia, la loro politica, le illusioni e le speranze. Nel mezzo Henry Vodder, protagonista disincantato, cinico e sarcastico, che in un’avvincente autobiografia passa in rassegna con voce tagliente gli alti e i bassi di quella che, specialmente nei primi anni del Novecento, era considerata la terra dei sogni. Un romanzo nel romanzo: fuori ci sono il 1973, una giovane e caparbia giornalista e una città di provincia; dentro c’è la storia del protagonista che si racconta con abilità, sarcasmo e ironia, spiegando i motivi che lo hanno spinto a ritirarsi dalle scene. Un Henry Vodder adolescente e ambizioso in prima battuta, poi giovane uomo squattrinato e innamorato della sua Elizabeth, e infine attore affermato e irriverente. Andrea Rezzonico, classe 1984, è al suo secondo romanzo, oltre ad aver già pubblicato diversi racconti. Scrittore abile e talentuoso, mostra una notevole capacità di scandagliare, con poche, semplici parole, i meandri più tortuosi della psiche umana. Chi legge non può fare a meno di essere catapultato per le strade di New York, dietro una camera da presa a Hollywood o in uno squallido pub irlandese. Un libro che lascia il segno, un finale a sorpresa, che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima parola.

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