Homo Deus

Homo Deus
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Tre sono state le piaghe che hanno tormentato l’uomo in ogni epoca storica e zona della Terra (dall’antico Egitto all’India medievale alla Cina del XX secolo): le carestie, le pestilenze e le guerre. Oggi, fortunatamente, non è più così. Si discute di più del morire per gli eccessi alimentari che non per la mancanza di cibo; la morte arriva in tarda età e non da giovani e a causa di malattie infettive; si perde la vita più spesso per suicidio che non per rischi legati a crimini di guerra. Nonostante il benessere, la pace ed il progresso raggiunti, l’uomo del XXI secolo non è tuttavia soddisfatto. C’è ancora qualcosa ad intralciare il suo cammino verso il controllo totale. Un controllo, cioè, non solo sul mondo esterno, ma anche su quello interno, sul proprio sostrato biologico. Dopo aver sollevato la sua specie dal livello bestiale della sopravvivenza, l’uomo ha infatti iniziato a coltivare l’ambizione di elevarsi al rango di divinità, di trasformarsi da Homo Sapiens in Homo Deus. Numerosi sono gli indizi che inducono a pensare che quella dell’immortalità sia la strada intrapresa. Ad esempio l’invecchiamento. Quanti lo considerano ancora un processo naturale e quanti, invece, un problema tecnico da risolvere il prima possibile, magari manipolando la biochimica umana, o attraverso l’ingegnerizzazione genetica dei corpi? È probabile che ancora non tutti se ne siano accorti, ma presto sarà chiarissimo: è scoppiata una nuova guerra, silenziosa e dilagante. La guerra contro la morte…

“La storia non tollera il vuoto. Se l’impatto delle carestie, pestilenze e guerre si sta attenuando, qualcos’altro è destinato a prenderne il posto nei programmi dell’umanità. Dobbiamo osservare attentamente ciò che sta arrivando”. Questa è la considerazione da cui Yuval Noah Harari è partito per realizzare Homo Deus, che, con la sua mole imponente (sfiora le 650 pagine), si presenta ai lettori come naturale continuazione del precedente Sapiens. Nell’analizzare il presente nella prospettiva del futuro prossimo, l’autore parte da molto lontano, addirittura da 12.000 anni fa. Quindi attraversa le varie epoche storiche, soffermandosi sui morbi più virulenti che hanno interessato il genere umano (la Morte Nera, “la spagnola”, il vaiolo…), fino ad arrivare alla rivoluzione industriale ed a quella tecnologica. Sul piatto c’è, dunque, una messe enorme di date e dati che spaziano dalla storia alla filosofia, dalla scienza all’antropologia, di fronte ai quali il rischio di perdere il filo del ragionamento è piuttosto elevato. La lettura, decisamente impegnativa, si fa coinvolgente quando, superate le necessarie (forse troppo lunghe) premesse, viene affrontata l’attualità, vista come preludio ad un futuro governato dall’ingegneria genetica, dalla robotica e dall’intelligenza artificiale. L’autore esorta a considerare come possibilità, non come profezie, quelle contenute nel volume, ma il monito non è comunque sufficiente a distrarre da quanto letto poco prima: gli operatori di banca e gli agenti di viaggio, che sembravano al riparo dai processi di automazione, sono diventati specie a rischio; parte delle transazioni è oggi gestita da algoritmi informatici, che rendono pleonastica la figura dell’operatore di Borsa; il caro, vecchio diario segreto risulta incomprensibile ad un adolescente 2.0: perché scrivere qualcosa se nessun altro può leggerla e condividerla?



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