Homo dieteticus

Homo dieteticus

Il cibo è passione o ossessione? Siamo quel che mangiamo o piuttosto quello che non mangiamo? Crudisti, vegani, macrobiotici, lattofobi, no gluten, no carbo, naturisti e sushisti: da cosa nasce la diffusa tendenza a un severo autocontrollo nella selezione e soprattutto, nella sottrazione degli alimenti dalla dieta quotidiana? Si tratta di mode alimentari o di fobie collettive? Quali paure si nascondono dietro le rinunce ai piaceri della tavola, l’ostinata caccia al grasso, la ricerca assillante della perfetta forma fisica, inseguendo la taglia 40 così desiderabile nel misogino mondo del fashion contemporaneo? C’è una correlazione tra il rilievo politico sociale riservato al rischio di malattia e il salutismo imperante? E mentre gli scaffali dei supermercati presentano un’offerta sempre più ricca e variegata di cibi bio, senza glutine, né lattosio o destinati a regimi dietetici specifici, vien da chiedersi se questo mainstream alimentare sia frutto di potenti strategie mediatiche o piuttosto, sia l’evoluzione di correnti sociali profonde che affiorano sulla superficie increspata del presente, dominato da logiche, sulle quali poco o affatto peso ha il singolo cittadino…

Con un tratto vivace e frizzante, dosando bene iperboli e dotte citazioni, l’autore propone un viaggio nelle tribù alimentari, per esplorare i fondamenti dei nuovi fondamentalismi alimentari, considerati “succedanei consolatori del controllo su una realtà che ci sfugge”. Antropologo della contemporaneità, come lui stesso si definisce, docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Marino Niola da bravo antropologo non si è limitato a osservare le caratteristiche dell’homo dieteticus, ma ha indagato dal di dentro il tribalismo alimentare, provando le tante diete imperanti, per poi mollarle tutte. Il sapere dietetico, infatti, come ha scritto il sociologo Michel Foucault, è una categoria fondamentale attraverso la quale riflettere sul comportamento umano, che ha fatto dei regimi alimentari - dal Niola definiti i nuovi “classificatori dell’umanità” – la nuova religione globale. Al centro della scena non c’è più l’anima, ma il corpo, le cui performance definiscono quel che siamo e così, “non abbiamo più un corpo, ma siamo il nostro corpo”, modellato da rinunce e piallato da ossessioni dietetiche, che hanno eliminato dalla tavola la dimensione della convivialità e del piacere. Insomma, siamo sicuri che ciò che vogliamo è vivere da malati per morire in perfetta salute?



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