Homo homini virus

Homo homini virus

“Non gliene importa niente a nessuno delle vostre idee, delle vostre opinioni: quello che la gente vuole è la carne, quello che la gente vuole è il sangue, il sesso, e le risse, quello che la gente vuole è lo scandalo”. Questo il primo e più importante diktat di giornalismo che la giovane recluta Angelo, sbarcata dalla Puglia nella Capitale con l'ideale di diventare un giornalista musicale, è costretto con orrore a mandare subito a memoria. Accanto a lui Luisa, la sua ragazza, ha gli occhi a lucciconi invece e pende letteralmente dalle labbra del professor Paolini, viscido direttore della testata giornalistica con la quale i più bravi di loro finiranno per collaborare. Angelo ha già le vertigini in quel corso che sembra una vasca piena di piranha pronti a sbranarsi l'un l'altro e dove però persino Luisa sembra sguazzare a meraviglia. Così quando come primo servizio giornalistico Paolini gli affida anziché il concerto degli amati Radiohead un'anonima performance di body art, ad Angelo quasi crolla il mondo addosso. Ma è nulla in confronto con quello che una volta messo piede in quel mondo misterioso imparerà a conoscere...

Arte e giornalismo. Questi sono gli ambiti nei quali i protagonisti del romanzo della giovane pugliese Ilaria Palomba si muovono. Qui Angelo e Iris sperimenteranno a loro spese, sul proprio corpo, la crudeltà di una società che tutto annichilisce e cannibalizza, accecata dall'individualismo, dall'egoismo, dalla logica del profitto, dello scoop a tutti i costi. Loro così diversi e inizialmente così incapaci di ribellarsi a tutto questo - anzi persino complici del malessere, del virus che li circonda e pervade – finiranno, complice il loro incontro fortuito, con l'incendiare le loro esistenze in un crescendo di passione, desiderio, profanazione e morte. Con una scrittura sempre lucida e affilata, la Palomba tratteggia attraverso le voci di Angelo, agnello sacrificale del suo professore di giornalismo d'assalto Paolini e i diari di Iris, performer di body art che dietro la voglia di emergere nasconde ferite mai rimarginate, una società e una realtà per niente consolante e consolatoria, uno stato di natura dove a vincere sono solo l'egoismo e la sopraffazione e persino l'amore, l'arte, l'amicizia, il lavoro, non sembrano essere altro che effimeri, vacui e consolatori strumenti di sopraffazione altrui.



 

 

 

 
 
 
 

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