The Hot Zone - Area di contagio

Area di contagio

1 gennaio 1980. Il 56enne francese Charles Monet si è trasferito da più di un anno in Kenya e qui fa vita da solitario, lavorando in uno zuccherificio come meccanico e saltuariamente frequentando qualche prostituta. Per Capodanno però ha deciso di fare le cose in grande: escursione in tenda sul bellissimo Monte Elgon in compagnia di una “amica” reclutata per l’occasione. La natura, l’aria buona, il sesso, lo champagne: è stato davvero un ottimo modo di finire un anno e iniziarne un altro. Monet e la sua amica non mancano di visitare la Kitium Cave, una grotta immensa frequentata dagli elefanti che qui vanno a sgranocchiare la roccia per trovare un po’ di sale. Alla luce di una torcia elettrica vedono gli escrementi dei pachidermi pieni di pietruzze, le ossa di antichi ippopotami e coccodrilli, i tronchi pietrificati di una foresta pluviale preistorica, gli aguzzi cristalli che spuntano dalle pareti della grotta. Ovunque a terra guano e ragnatele, in alto lo svolazzare continuo di falene e pipistrelli a migliaia. Forse il francese tocca qualcosa di infetto, forse si ferisce, forse i due fanno sesso nella grotta e si sporcano: nessuno saprà mai come, ma una microscopica forma di vita della Kitium Cave entra nel corpo di Charles Monet e inizia in silenzio a riprodursi. Una settimana dopo la gita, l’8 gennaio 1980, l’uomo inizia ad avvertire una fortissima emicrania crescente e mal di schiena, febbre, conati di vomito che proseguono incessanti anche quando non c’è più nulla da rigettare. Il suo viso perde ogni vitalità e si trasforma in una maschera priva di espressione, con la pelle gialla e gli occhi rosso acceso. I medici locali imbottiscono Monet di antibiotici senza alcun risultato e consigliano il trasferimento d’urgenza a Nairobi. Il francese chiama un taxi e prende un aereo, da solo. A bordo ha una crisi gravissima, vomita tantissimo sangue nerastro e puzzolente, pieno – ma lui non lo sa, e nemmeno i suoi compagni di viaggio - di virus letali. La sua pelle è ormai bluastra, gli organi interni stanno collassando: Monet si avvia velocemente a una morte terribile…

Basato su un articolo scritto dallo stesso autore e pubblicato dalla rivista “New Yorker” il 26 ottobre 1992, The Hot Zone - Area di contagio è un saggio e non un thriller scientifico à la Michael Crichton come potrebbe sembrare. La nuova edizione a più di vent’anni di distanza dall’uscita è ovviamente legata all’attualità, all’epidemia di Ebola che ha sconvolto alcuni Stati africani nel 2014, ma in realtà qui si racconta una gravissima emergenza biologica del 1989, quando – all’insaputa della popolazione – nell’Hazelton Research Products di Reston, in Virginia (a poca distanza da Washington, non in uno sperduto villaggio del continente nero), un gruppo di scimmie da laboratorio provenienti dalle Filippine morì per un focolaio epidemico di una variante del virus Ebola, per fortuna – si è scoperto poi – non letale per l’uomo. Il tema è avvincente – tanto che il libro ha ispirato diversi progetti televisivi e cinematografici, tra i quali il film Virus letale di Wolfgang Petersen con Dustin Hoffman, Rene Russo e Morgan Freeman – ma lo svolgimento è a tratti dispersivo. Si salta da un virus all’altro e da un outbreak epidemico all’altro con troppa disinvoltura, rischiando di confondere il lettore non addetto ai lavori e di annoiare quello già informato. Nota di demerito per la traduttrice, che ribattezza la Johns Hopkins “John Hopkins” (la s ci va, malgrado le apparenze) e si riferisce al singolare ai pluralissimi Centers for Disease Control and Prevention. Controllare no?



 

 

 

 
 
 
 

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