Hotel Copenaghen

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È il 1965 e Margrethe Nørlund percorre avanti e indietro la stanza. Scosta le tende e sbircia fuori dalla finestra, ci ripensa e fa un passo indietro. È stanca e si sente sola dopo la morte del marito Niels Bohr, avvenuta tre anni prima. Il pensiero che Werner Heisenberg debba presentarsi a lei la disturba. Cosa vorrà? Chiedere scusa, magari. E lei come si comporterà in sua presenza? Sono tanti i ricordi che la tormentano, gli anni in cui ha seguito il lavoro di Niels trascrivendo ogni sua parola come una zelante segretaria, il periodo della guerra e dell’occupazione, i trasferimenti, le conferenze. Si reputa fortunata, essere stata la moglie del fisico che ha fondato la NBI, vincitore di un Nobel, le ha dato la possibilità di conoscere uomini importanti, scienziati riconosciuti. La casa di Copenaghen in cui hanno vissuto ha ospitato colleghi e studenti che con i loro discorsi hanno stimolato la mente di Niels. La splendida Carlsberg Honorary Residence, da lei e il marito ribattezzata “Hotel Copenaghen”, ha accolto Albert Einstein, Louis Armstrong, Churchill, i coniugi Fermi, Ettore Majorana e tante altre menti brillanti che hanno contribuito a sviluppare la scienza, sia in forma teorica che a fini pratici. Ora restano le lettere, le fotografie, i riconoscimenti, i figli e i nipoti, ma quegli anni frenetici sono finiti. Ecco, distratta dai ricordi non ha notato subito la figura elegante che attraversa la strada e si avvicina al palazzo. È Werner: capelli bianchi, aria spavalda, scarpe scintillanti. Non lo ha mai apprezzato, troppo ambiguo nei modi, invece Neils lo ammirava, gli voleva bene nonostante tutto…

Com’erano nella vita di tutti i giorni i grandi scienziati? Quali affetti curavano, quali amicizie? E i loro amori? Spesso ci si sofferma sugli aspetti accademici e si perde di vista il lato umano dei grandi uomini. È attraverso le memorie romanzate della moglie di Neils Bohr che Gabriella Greison ci presenta lo scienziato per mezzo di un’opera ricca di aneddoti “frutto di ricerche affannose”. Nato a Copenaghen nel 1885, Bohr elabora il modello della struttura dell’atomo e vince nel 1922 il Premio Nobel per la Fisica. Celebri le sue discussioni con Einstein in merito alla meccanica quantistica. Nel 1943 è costretto a rifugiarsi in Svizzera a causa dell’occupazione nazista e la sua amicizia col pupillo Heisenberg viene messa a dura prova. Bohr collabora al Progetto Manhattan: ricerca e sviluppo per la costruzione delle bombe atomiche. Al termine della guerra si impegna per promuovere l’uso non bellico dell’energia nucleare e diffondere le sue idee pacifiste sull’applicazione della scienza. Muore nel 1962 nella sua città natale. Hotel Copenaghen è un testo che permette di scoprire gli eventi più importanti della vita di Bohr amalgamandoli all’amore che la moglie ha nutrito per lui. Margrethe ci racconta in prima persona la loro storia, il lavoro spasmodico, le scoperte che hanno cambiato il mondo, le relazioni con i grandi scienziati del XX secolo. Ai suoi ricordi si affiancano quelli della cuoca di famiglia, ugualmente significativi. Gabriella Greison, che ha una carriera invidiabile come fisica, giornalista e autrice di numerosi romanzi e prosa teatrale, rende omaggio a un uomo che ha saputo far convergere attorno a sé numerosi scienziati e politici. Bohr sognava per la scienza applicazioni pacifiche, sognava un mondo in cui il sapere fosse accessibile e utile a tutti, sperava in una comunicazione universale tra i popoli. Le pagine di questo romanzo, grazie a una scrittura fluida e capace di ricreare atmosfere suggestive, scorrono come quelle di un diario di famiglia che i lettori hanno licenza di sfogliare e da cui è difficile staccarsi.



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