Hotel de Dream

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1900. Il giovane scrittore americano Stephen Crane si è trasferito nel Sussex assieme a sua moglie Cora, ex tenutaria di un bordello a Jacksonville – l’Hotel de Dream – e donna brillante e anticonformista, capace con lo stesso entusiasmo di scrivere un articolo giornalistico, di progettare filtri per l’acqua potabile e di impegnarsi in elaborate e disinibite orge in compagnia del marito. Crane ha la TBC, e nonostante abbia solo 29 anni ha poche speranze di farcela, tanto che la moglie sta facendo di tutto per organizzare un viaggio in Germania in una clinica specializzata. In Inghilterra Crane passa le giornate in compagnia di amici scrittori del calibro di Henry James – un grassoccio ed effeminato misantropo sotto sotto innamorato di Stephen – H.G. Wells e Joseph Conrad, e soprattutto lontano dal puritanesimo della società americana e dalle voci malevole sul passato di Cora. Mentre si spegne a poco a poco, Crane accarezza l’idea di mettere finalmente su carta il romanzo che sogna di scrivere da tempo, intitolato Il ragazzo truccato: è ispirato alla vita di un prostituto travestito ragazzino di nome Elliott che ha incontrato anni prima a Manhattan. Una storia di miseria, malattia, degrado, violenza ma anche di tenerezza e candore che Crane comincia a dettare a Cora...

Il racconto degli ultimi mesi di vita di Stephen Crane, l’autore de Il segno rosso del coraggio – tra l’altro - ci vengono riproposti con mirabile equilibrio da Edmund White, figura centrale della cultura gay anglosassone del dopoguerra. Il Crane di White è un giovane elegante, bello ma scheletrico che guarda alla morte senza rabbia, anzi con un pizzico di divertita curiosità (“Non ho mai desiderato superare i trent’anni – però ne mancherebbero ancora due... Keats e Byron: loro si sono tolti di mezzo giovani”), e approfitta della tragica contingenza per scrivere – finalmente libero da vincoli commerciali o censure – una cosa per se stesso, un romanzo sincero e vibrante che peraltro White ci regala – magnifico libro nel libro. Inevitabili i riferimenti al romanzo d’esordio di Crane, quel Maggie: a life on the streets che sebbene avesse una carica scandalosa nettamente inferiore alla storia di un marchettaro-bambino che si veste da ragazzina e batte il marciapiedi a New York come l’Elliott di Hotel de Dream, subì un pesante ostracismo da parte dell’ambiente editoriale statunitense della fine dell’Ottocento. Stile impeccabile e misurato, personaggi affascinanti, immagini flou e morbose alternate senza soluzione di continuità: J.T. Leroy incontra Thomas Mann.



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