Hotel a zero stelle

Hotel a zero stelle
Ho un debole per gli alberghi. Mi piace tutto di questi luoghi. Per cominciare, mi piace che siano provvisti di un ricevimento. Non importa quanto maestoso sia. Mi va bene anche una semplice scrivania con una persona dietro, come in molte guest house sparse per l'Asia. Mi piace l'idea che, entrando, sia previsto di annunciarsi, comunicare che dovrebbe esserci una stanza riservata a proprio nome. Non mi dispiace nemmeno la possibilità di presentarsi senza una prenotazione e la conseguente paura di essere respinti, perché l'albergo è al completo. Mi piace la solitudine delle stanze d'albergo, una solitudine speciale che è in parte tua e in parte della stanza e ti resta appiccicata addosso anche quando esci e giri per la città. Tra i tanti alberghi che ho visitato, un angolo speciale del mio cuore se l'è conquistato un postaccio di Tel Aviv. Da fuori l'impressione non era granché e l'interno era pure peggio. I turisti capitavano lì per via della Lonely Planet, che assicurava stanze a prezzi decisamente concorrenziali. Restavano però interdetti nell'imbattersi in un concierge con tutti gli attributi dell'omicida seriale. Prendevano tempo, si guardavano attorno, poi domandavano quante stelle avesse l'albergo. Lui, risoluto, scorbutico, minaccioso, si beava di rispondere sempre alla stessa maniera: «Here no star. If you want the stars go to the sky»…
Tra le proposte più interessanti della collana Contromano di Laterza, Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio è un testo a metà tra la critica letteraria e l'autobiografia tesa a indagare tanto la vita dello scrittore-uomo quanto quella, ben più sfuggente, dell'uomo-scrittore. Con uno stile affabile, rilassato ma al tempo stesso avvolgente e profondo, Pincio cerca di mettere ordine alla storia della costruzione del suo io letterario invitando nelle stanze del suo albergo privato gli scrittori con cui ha condiviso le turbolenze dell'infanzia, le fughe della giovinezza, l'amore originario per la pittura e le successive gioie e delusioni, fino ad arrivare agli anni in cui la consapevolezza di se stesso “gli consente l'accesso al tetto dal quale tornare a vedere un po' di luce, quelle stelle che l'albergo non ha”. Accanto ad episodi della vita privata dello scrittore, che non ha timore a mettere a nudo le proprie paure, i sogni infanti e realizzati e le proprie ossessioni, troviamo così anche bellissime pagine di analisi e riflessioni sulla vita e le opere di autori come Parise, Greene, Kerouac, Fitzgerald, Simenon, Wallace, Dick e molti altri maestri della letteratura mondiale, che Pincio utilizza come specchi per guardarsi, capirsi e riappropriarsi se stesso. A noi non resta che osservare, leggere, ospiti graditi del mondo privato di uno dei migliori scrittori italiani contemporanei.

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