House of cards

House of cards
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Francis Urquhart è il Capo del Gabinetto del Governo inglese appena eletto. Un uomo abile, spietato, a tratti crudele. Il suo unico scopo: diventare Primo Ministro della Corona britannica. Non importa cosa sarà necessario fare, chi sarà sacrificato per raggiungere la sua meta: Francis raggiungerà il suo obiettivo, costi quel che costi. Grazie ad anni passati a raccogliere materiale compromettente sui suoi colleghi, Francis ha in mano una mole infinita di informazioni sensibili, può ricattare chiunque, utilizzare i suoi informatori e i suoi collaboratori affinché agiscano – anche al suo posto – per “eliminare” la concorrenza. Resterà solo lui, unico, altero ed intoccabile, come candidato eleggibile per governare…
Michael Dobbs ha pubblicato nel 1989 questo romanzo che ha immediatamente destato scalpore nel Regno Unito. La fama mondiale gli ha poi arriso quando ne è stata tratta una serie tv americana, omonima, ma ambientata al Campidoglio. La meditazione di Dobbs è focalizzata sul potere, su chi lo detiene, sulle mani insanguinate di chi governa con arroganza e prepotenza, di chi sa tramare all’ombra, di chi ricatta colleghi e avversari. Il mondo della politica è ritratto a tinte fosche: una giungla crudele in cui vige la legge del più forte, dove “bene comune” è solo una perifrasi che indica l’interesse degli uomini che governano. Novello Machiavelli, Francis Urquhart accompagna il lettore in una terra sconosciuta di cui svela tutta la profonda e terribile povertà morale. Una lettura utile, piacevole, direi salutare anche se a tratti dolorosa come uno schiaffo in pieno viso.

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