Hybris ‒ L’arroganza del potere e la guerra nel Novecento

Hybris ‒ L’arroganza del potere e la guerra nel Novecento

Per gli antichi greci la hybris era il peccato peggiore di cui un capo o una nazione potesse macchiarsi. Altro non era che l’atteggiamento di tracotanza con cui i mortali, folli e accecati dalla presunzione, si mettevano contro gli dei, con conseguenze irreparabili e sempre disastrose, indipendentemente da quanto conquistato sino a quel momento. Tuttavia questa tracotanza non è rimasta ancorata al passato, ma ha segnato e segnerà ancora le sorti di moltissime fasi storiche. Nel Novecento, in particolare, si è assistito a un trionfo della hybris sul piano militare, con conseguenze radicali che hanno determinato gli assetti del mondo attuale. A Tsushima, per esempio, nel 1905 la flotta imperiale russa viene annientata alimentando il malcontento e le idee che porteranno qualche anno dopo alla fine dello zarismo; a Nomonhan, nel 1939, si è assistito invece alla prima prova di grandezza dell’Unione Sovietica a scapito dall’arrembante espansionismo giapponese, mentre durante la Seconda Guerra Mondiale, fra l’assedio di Mosca e Pearl Harbor, non si sa chi si sia macchiato di più di hybris, se i tedeschi o i giapponesi. Ma attenzione, perché anche i vincitori non sono immuni dall’arroganza del potere, come insegnano la Guerra di Corea e la Guerra di Indocina…

Sir Alistair Horne, una vita da storico, giornalista e militare per vivere e raccontare la Storia, ci narra di alcune fra le battaglie più importanti – ma non per questo più conosciute – del Novecento, caratterizzate da un unico comune denominatore, la hybris, quell’umana tracotanza che nella letteratura greca antica portava sistematicamente alla punizione e alla rovina. Corredata da mappe e immagini d’epoca, l’opera rappresenta un riuscito ibrido fra un saggio storico, un testo di strategia militare e uno di psicologia, in quanto va ad analizzare nello specifico non solo i presupposti (tendenzialmente psicologici) dell’arroganza di questo o quel personaggio, ma evidenzia quali errori strategici siano stati commessi e come tali errori abbiano segnato il corso degli eventi. Un esempio per tutti, forse il più noto fra le tante battaglie qui elencate: se Hitler non fosse stato pericolosamente certo della schiacciante superiorità razziale e tecnica del suo esercito, probabilmente non avrebbe sottovalutato i russi e la letale rigidità del loro clima, con tutte le conseguenze che ne sono scaturite sia durante che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Su questa falsa riga, Horne descrive scontri quali la leggendaria battaglia navale di Tsushima, ultimo atto della guerra russo-giapponese che si concluse con la distruzione dei 2/3 della flotta russa comandata dall’Ammiraglio Rozestvenskij; oppure i pasticci avvenuti durante la Guerra di Corea, dove il “Cesare Americano”, Generale Mac Arthur incontrò più di qualche problema nel gestire un conflitto ampiamente sottovalutato. Tra le righe però, appaiono anche figure leggendarie e poco note, molto spesso sagge ed equilibrate, che contribuiranno alla rovina dei tracotanti come durante la battaglia delle Midway, dove i Comandanti americani Nimitz, Chester e Spruance riusciranno a resistere e a sconfiggere le forze giapponesi. Un lavoro ampio e completo, sorretto da una bibliografia altrettanto ampia e selezionata. Decisamente consigliato.



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