Hyperion

Hyperion
XXVIII secolo. Guerre e catastrofi ecologiche hanno distrutto la Vecchia Terra, e la Rete dei mondi colonizzati dall'uomo è governata dall'Egemonia, con sede a Tau Ceti Centro. Centinaia di mondi abitati da animali e vegetali strabilianti, raramente da popolazioni indigene primitive, e con panorami mozzafiato. Alcuni recano antichissime vestigia di civiltà estinte, spesso dalla funzione misteriosa. E' il caso dei labirinti vuoti scavati dalla stessa ignota mano nel sottosuolo di mondi lontanissimi tra loro, ma soprattutto è il caso delle incredibili Tombe del Tempo di Hyperion, rovine circondate da campi anti-entropici che le rendono luoghi dove il tempo corre in modo e direzione differenti dal resto dell'universo. Vuole la tradizione – che ha dato vita persino a una Chiesa diffusa in tutta l'Egemonia – che le Tombe siano abitate da un essere sovrumano, lo Shrike, un gigante ricoperto di lame d'acciaio che come un Angelo della Morte a distanza di epoche si scatena e miete uomini come un contadino il grano. Ora la presenza secolare dell'Egemonia sul remoto Hyperion è in pericolo, perché le Tombe del Tempo si sono aperte, l'anomalia temporale che da loro sgorga come acqua da una fonte sta espandendosi su tutto il pianeta, lo Shrike si è risvegliato e per giunta un'ondata migratoria degli Ouster, una popolazione umana mutata che vive al di fuori della Rete dei mondi sta avvicinandosi a grande velocità a Hyperion. Il Primo Funzionario Esecutivo del Senato, l'anziana Meina Gladstone, comunica che assieme a una flotta da guerra dell'Egemonia saranno inviati su Hyperion sette individui scelti dalla Chiesa Shrike per recarsi nelle Tombe del Tempo. Tutti sono in qualche modo personaggi importanti, famosi o famigerati; tutti hanno qualcosa che li lega a Hyperion, alcuni hanno già incontrato lo Shrike e sono sopravvissuti, anche se la loro vita è cambiata per sempre. Lo Shrike esaudirà i loro desideri più segreti o darà loro la morte? E se a morire fosse proprio lo Shrike, per mano di uno dei pellegrini desideroso di vendetta?
Anatomia di un capolavoro: personaggi incredibilmente fascinosi e profondi, idee brillanti come se piovesse, stile chiaro e piacevole. Semplice, no? Mentre tutt'altro che semplice è la struttura di Hyperion (il romanzo), che Dan Simmons elabora attingendo alla tradizione della science-fiction classica (evidenti i richiami a Jack Vance e al suo gusto impareggiabile nel descrivere le civiltà aliene o future, preferibilmente più esotiche possibili) ma anche a fonti inattese, come il Decamerone o I racconti di Canterbury (i sette, anzi, ehm, sei protagonisti, e scusate lo spoiler, raccontano uno per volta la loro lunga storia agli altri, e l'effetto è quello di sei romanzi in uno). impossibile dimenticare – tra tutte – la profonda e struggente vicenda dello studioso Sol Weintraub e della figlia Rachel che, archeologa ventiseienne, viene 'contaminata' nelle Tombe dl Tempo e inizia a invecchiare a ritroso e ogni giorno dimentica i suoi anni futuri che in realtà sono già passati, oppure quella del giovane prete cattolico Lenar Hoyt, che accusato di aver falsificato dei dati scientifici per corroborare la sua ipotesi che esistano su mondi alieni vestigia cristiane si reca su Hyperion sulle tracce del gesuita padre Durè, che ha scoperto prove simili presso una popolazione remota schiavizzata da orribili parassiti a forma di croce. O anche quella del colonnello Fedmahn Kassad, il 'macellaio di Bressia Sud', il guerriero che ha messo in soffitta le rigide regole cavalleresche neo-Bushido che governano le guerre da secoli prima delle vicende narrate nel romanzo per lottare con ferocia (e vittoriosamente) contro gli Ouster, e che in luoghi e tempi diversi viene visitato sul campo di battaglia da una ragazza misteriosa che lo coinvolge in amplessi vorticosi per poi scomparire, diventando la sua ossessione d'amore. Meno scintillanti ma comunque ben al di sopra della media anche gli altri personaggi: l'ex Console di Hyperion, voce narrante, il cupo Het Masteen, capo di una setta di templari ecologisti che viaggiano su astronavi-albero, il satiro-poeta quasi immortale Martin Sileno (nella cui vicenda gli echi del film “Il pianeta proibito” girato da Fred McLeod Wilcox nel 1956 sono lampanti e si fondono con un turbine di citazionismo letterario e un afflato neoromantico), la sicaria-investigatrice Brawne Lamia. Teologia, archeologia, space opera, avventura, misticismo: Hyperion è questo e molto di più, e sin dalla sua uscita si è candidato prepotentemente alla carica – del tutto virtuale ma assai prestigiosa – di miglior romanzo di fantascienza di tutti i tempi.

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