I bambini non hanno mai colpe

I bambini non hanno mai colpe

Sono trascorsi sei mesi dalla sparizione del dodicenne Ditmir: dopo essere uscito dalla scuola che frequentava di lui non si è trovata traccia. La sua famiglia è disperata e l’agente di polizia Andi teme che le rassicurazioni date ai genitori non corrisponderanno alla realtà. Mentre si prepara per accompagnare la moglie a un matrimonio ecco che una telefonata inaspettata lo riporta a quei tormentati pensieri. Lulëzim Nika, noto molestatore di ragazzini, è stato trovato morto in un parco. Che sia collegato alla sparizione del bambino? Partono le indagini e vengono interrogati i testimoni, le informazioni portano Andi fino ai fratelli Muça, Gjergj e Sokol: il primo è un avvocato dai modi garbati mentre il secondo è un insegnante che stravede per i propri alunni e questo, considerando le spregevoli attività di Nika, lo rendono un possibile colpevole, anche in considerazione di una precedente aggressione nei confronti del pedofilo. Le ricerche danno i risultati sperati e con una alchimia di intuizioni, indizi e testimonianze fortuite l’oscura strada tracciata da Nika porta Andi sulle tracce di Ditmir e non solo, infatti è terrificante quello che viene fuori dalle indagini: una rete di pedofili che comunicano in codice, producono pornografia infantile e, dopo averle sfruttati per mesi, scambiano e vendono le loro vittime. Andi per affrontare l’inferno in cui lo getta il lavoro cerca rifugio nella sua famiglia e nelle sedute di psicoanalisi con la dottoressa Flutura, che si occupa di vittime di abusi e di chi è costretto ad affrontarli…

“Se per l’uomo albanese ferito nell’onore è un dovere inalienabile togliere la vita a chi ha ucciso un proprio congiunto, è altrettanto doverosamente irrinunciabile riservare un atteggiamento di rispetto nei riguardi della famiglia antagonista: l’atto di giustizia è riconosciuto tale anche da chi subisce la morte, purché l’esecutore agisca sempre e incondizionatamente nel rispetto delle regole fissate dal Kanun”. L’introduzione di Matteo Mandalà dà gli strumenti per comprendere il codice consuetudinario che per secoli ha regolato la vita degli albanesi. Durante il periodo comunista il Kanun ha smesso di essere seguito e molte faide che si trascinavano da generazioni hanno visto la loro fine, in questo modo un approccio legislativo di tipo occidentale ha trovato spazio e si è radicato. Purtroppo in alcune zone la vendetta di sangue è riesplosa tradendo le leggi del Kanun e coinvolgendo anche donne e bambini, in passato intoccabili. Nel raccontare i terribili traffici di minori Ismete Selmanaj Leba descrive un contesto culturale e sociale che mostra quali possano essere gli effetti di tali vendette nella vita quotidiana. L’impatto emotivo è angosciante – inevitabile quando l’argomento è l’abuso sui minori ‒, l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi calibrate. Occuparsi di argomenti scabrosi non è semplice, ma è attraverso la scrittura che la Leba ha potuto concretizzare le sue ambizioni letterarie e testimoniare le contraddizioni che hanno devastato il suo paese, l’Albania, a cui la dittatura comunista di Enver Hoxha ha inferto una ferita non ancora guarita.



 

 

 

 
 
 
 

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