I cani della mia vita

I cani della mia vita
Il padre di Elisabeth, uomo dispotico ed irritabile, tollerava i cani solo se relegati nel cortile, fuori dalla sua vista e soprattutto il più lontano possibile da lui. La madre non mostrava alcun interesse per quelle strane creature che invece sua figlia sembrava adorare. Solo la distrazione che precedette il matrimonio della sorella fece sì che Bijou entrasse a far parte della famiglia, seppur per pochissimo tempo e sebbene il suo ricordo sia ormai disperso nelle nebbie del tempo. Il secondo cane arrivò dopo ben nove anni: si chiamava Bildad e il suo ingresso in casa fu permesso durante una delle lunghe assenze di suo padre. Era un volpino di Pomerania beige, e con pazienza sedeva accanto ad Elisabeth quattordicenne che eseguiva solfeggi al pianoforte e studiava verbi francesi e declinazioni latine…   
Quattordici cani, quattordici storie per raccontare una vita. La vita in questione è quella di Elisabeth von Arnim, cugina di Katherine Mansfield e amante di Herbert George Wells. L’autrice de Il giardino di Elisabeth sceglie di raccontare con una splendida prosa non solo episodi personali della sua esistenza, ma indirettamente anche la storia di una Londra scossa dalla prima guerra mondiale. Con grande ironia condivide le sue relazioni sentimentali senza perdere mai un’occasione per sottolineare che “i cani, quando amano, amano in modo costante, inalterabile, fino all’ultimo respiro”. Ed è così che le sarebbe piaciuto essere amata. I luoghi, gli avvenimenti, le storie d’amore di questa donna dalla spiccata intelligenza e controcorrente sono scanditi come affreschi dai quattordici cani che nel tempo l’hanno accompagnata, condividendo molto di più che le sue giornate.

 

 

 

 
 
 
 
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