I cavalieri del Nord

Autunno 1240. Wolf ormai non è più il bambino vestito di stracci che in una notte di luna piena in un bosco innevato il cavaliere teutonico Kaspar von Feuchtwangen ha salvato da un lupo feroce. Wolf a diciassette anni ha avuto il suo battesimo del fuoco, è diventato lui stesso un monaco guerriero, un cavaliere teutonico, un valoroso crociato. Ha combattuto, sofferto, ucciso in nome della Croce. Ha pregato, ha digiunato, ha marciato, ha conquistato città. E oggi anche Izborsk è caduta, dopo una battaglia sanguinosa corpo a corpo. Le teste dei guerrieri russi sono piantate sulle picche, l’odore del fuoco ammorba l’aria mentre i crociati riuniscono gli abitanti del villaggio sopravvissuti al centro della piazza. I mercenari danesi che affiancano i Teutoni sono scatenati: stuprano, uccidono, depredano. I crociati tollerano a malapena questi orrori e in generale mal digeriscono questa alleanza voluta da Papa Gregorio IX per evangelizzare la Livonia e tutto il Nord, l’immensa pianura ghiacciata che si estende da Marienburg a Novgorod. Wolf vomita anche l’anima, Kaspar è subito al suo fianco a consolarlo e poi interviene reprimendo duramente i danesi, minacciando l’impiccagione per chi farà del male ai contadini inermi o saccheggerà le loro case. Rincara la dose Poppo Von Osterna, Landmeister di Prussia dei cavalieri teutonici, che minaccia a sua volta spietati provvedimenti disciplinari. I crociati intanto all’unisono poggiano un ginocchio al suolo e togliendosi gli elmi chinano il capo in raccoglimento, ascoltando le invocazioni e le preghiere dell’abate Anton Bederke. La neve cade in fiocchi grandi e spessi. Anche Izborsk brucia: “Deus vult!”, “Deus vult!”…

A un contingente di cavalieri teutonici viene assegnata una missione quasi suicida – malgrado si tratti di spietate macchine da guerra, forse i guerrieri più temibili e addestrati del loro tempo: attraversare l’est Europa dal Baltico ai Carpazi per accorrere in Burzenland, l’odierna Transilvania, dove i Cumani assediano i castelli costruiti vent’anni prima dai Teutoni grazie all’alleanza con il regno d’Ungheria, che ora invece a quanto pare è stanco dell’ingerenza crociata e si è alleato persino con i barbari – guidati da un negromante dal volto sfigurato e da una spietata guerriera che nasconde un doloroso passato – per scacciare l’invasore. Lungo la strada Wolf e i suoi compagni incontreranno l’amore, la malattia, la guerra, la magia e la morte. Ma anche la gloria. Ecco lo spunto di partenza di questo travolgente romanzo dapprima solo storico, poi sempre più fantasy man mano che la trama va avanti. Tra militare e soprannaturale Matteo Strukul usa come sfondo per la sua avventura le cosiddette Crociate del Nord, poco o per nulla conosciute dal grande pubblico eppure decisive nel processo di definizione dell’identità europea. Fermati a Novgorod da Aleksandr Nevskij (eroe nazionale russo per questo e protagonista anche di un memorabile film del 1938 per la regia di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn), nel 1239 i Teutoni sciamano nella penisola baltica e verso le odierne Ungheria e Romania, combattendo sovrani locali, popolazioni barbare, persino i mongoli dell’Orda d’oro. Battaglie incredibili che rivivono nelle pagine di Strukul, che per scrivere I cavalieri del Nord ha studiato il Chronicon Livoniae di Enrico di Lettonia e una serie di monografie moderne, effettuando anche sopralluoghi in Transilvania, “un autentico scrigno di suggestioni letterarie, un forziere da saccheggiare”. Il finale aperto fa sperare in un sequel. L’autore si rassegni, Deus vult!



 

 

 

 
 
 
 

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